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13 maggio 2017

Gas Castor e terremoti, in Spagna il Mit blocca le trivelle

Uno studio dell’Istituto americano conferma che i sismi del 2013 furono determinati dalla piattaforma di gas Castor

Le centinaia di micro scosse sismiche verificatesi tra settembre e ottobre del 2013 nel golfo di Valencia sono state causate dalle attività del sito di stoccaggio di gas naturale Castor. Non è l’accusa lanciata da una petizione su change.org ma l’esito di uno studio realizzato niente meno che dal Mit.

L’indagine degli esperti di Harvard comincia 18 mesi fa, quando il governo spagnolo decide di chiarire le cause di uno sciame sismico protrattosi per una decina di giorni attorno alla piattaforma, situata a 21 chilometri al largo di Vinaròs, sulla costa valenziana che guarda alle Baleari.

Il progetto Castor era stato lanciato nel 2008, quando la Moncloa, allora guidata da Zapatero, aveva dato incarico alla società Escal Ugs di convertire un ex giacimento di petrolio abbandonato in sito di stoccaggio di gas naturale. Una riserva preziosa per un Paese che ne consuma ogni giorno 72 milioni e mezzo di metri cubi, quasi del tutto importati. L’immissione effettiva di gas cominciò a metà 2012, ma i movimenti sismici registrati poco più di un anno dopo – i geologi ne rilevarono addirittura 500 – indussero il governo a congelare l’attività della piattaforma.

Ora il Mit, nel suo report finale reso noto lo scorso 3 maggio, conferma i sospetti circolati sin dall’inizio: «I risultati delle analisi geologiche, sismologiche e geomeccaniche permettono di stabilire una relazione tra la sequenza di terremoti e le operazioni nel sito di stoccaggio sottomarino Castor». L’iniezione di gas, proseguono i ricercatori dell’istituto americano, ha «destabilizzato in modo significativo la faglia di Amposta e alcune sue ramificazioni»: Castor, infatti, si trova a 1.700 metri di profondità, proprio in prossimità di questa faglia sismicamente attiva.

La magistratura ha aperto un’inchiesta sul caso, che vede imputate per danno ambientale 20 persone, tra cui il direttore generale di Escal Ugs, i membri del cda della società e alcune alte cariche dell’Istituto geologico spagnolo (Igme) che firmarono le informative tecniche preliminari.

Ma su questo fronte c’è un passaggio, nella relazione dei ricercatori statunitensi, che sembra sollevare da molte responsabilità: «Con una metodologia standard non si sarebbe arrivati a simili conclusioni prima dell’iniezione di gas. È importante enfatizzare», scrivono, «che abbiamo utilizzato dei paradigmi nuovi, e il nostro studio dimostra la necessità di standard diversi per quantificare i rischi sismici associati a operazioni sotterranee».

Intanto il caso Castor è costato caro al governo spagnolo: un miliardo e 700 mila euro di indennizzo alla Escal Ugs per la mancata attività. «C’è da interrogarsi sulle responsabilità politiche di chi firmò un contratto tanto squilibrato a favore dell’azienda, escludendone qualunque rischio economico; o sul perché questa sia stata subito risarcita senza prima indagare sulle responsabilità», si chiedeva El Paìs in un editoriale lo scorso 8 maggio. Domande cui nemmeno lo studio del Mit risponde.

[Foto in apertura di Reuters / Contrasto]

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