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5 maggio 2017

Ong o lobby? La Ue pronta a tagliare i fondi

Il Ppe chiede di non finanziare le organizzazioni che fanno attività di lobbying e diffondono fake news «i cui obiettivi sono contrari ai valori dell’Unione»

Gaia Giorgio Fedi

Mentre in Italia si discute su presunte collusioni tra le organizzazioni umanitarie e i trafficanti di esseri umani, nel Parlamento europeo si consuma uno scontro sui finanziamenti alle Ong. Ma tra le due vicende non c’è alcun nesso: in Europa è da tempo in corso un dibattito sulla trasparenza del funding Ue alle organizzazioni non governative, che a Bruxelles sono anche intensamente impegnate in attività di pressione sulle istituzioni europee, al pari delle lobby tradizionali.

In Parlamento, la commissione di controllo dei bilanci sta discutendo un progetto di relazione presentato dall’eurodeputato tedesco del Ppe Markus Pieper, in cui si chiede l’introduzione di paletti per il finanziamento delle organizzazioni non governative – che nel 2015 hanno ricevuto 1,2 miliardi di fondi europei – in particolare per quelle che fanno lobbying presso le istituzioni e per quelle che «disseminano false verità o i cui obiettivi sono contrari a valori fondamentali dell’Unione europea».

Sulla bozza verdi e socialisti hanno dato battaglia, chiedendo al Ppe di ritirare il testo. Il belga Bart Staes e l’ungherese Benedek Jávor, eurodeputati dei Verdi, ritengono che il testo miri a rendere difficile la vita delle organizzazioni non governative, in particolare quelle che criticano le politiche dell’Unione, e a creare un clima di sospetto su di loro.

Se il testo non verrà ritirato, gli oppositori cercheranno di costituire una maggioranza in grado di battere il testo in aula. La stessa Commissione europea avrebbe espresso perplessità sul testo presentato da Pieper che, tra l’altro, appesantirebbe gli oneri amministrativi collegati al finanziamento delle Ong.

La commissione di controllo dei bilanci aveva sollecitato uno studio sul tema, pubblicato a gennaio con il titolo “Responsabilità democratica e controllo di bilancio delle organizzazioni non governative finanziate dal bilancio dell’Ue”. Lo studio espone alcune critiche – in particolare l’assenza di una definizione univoca di Ong a livello comunitario e la difficoltà di ricostruire il flusso di finanziamenti Ue dalle banche dati – e chiude sollecitando le istituzioni europee a promuovere una maggiore trasparenza.

Ma il report di Pieper ha alzato i toni, parlando di «opacità» e «incoerenza dei dati» e ventilando che «alcuni corpi della Commissione» sfruttino la distribuzione di fondi «per la loro agenda politica». Nel draft si chiede l’introduzione di regole armonizzate su trasparenza e monitoraggio dei finanziamenti alle Ong, sulla base delle quali Commissione, Parlamento e Corte dei conti europea possano controllare le attività delle singole organizzazioni.

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