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7 maggio 2017

Lutero avrebbe fatto la riforma con questo papa?

Il monaco ribelle e Francesco parlano la stessa lingua. Lo dice il teologo Schorlemmer, che abbiamo intervistato in occasione dei 500 anni dalle 95 Tesi

Andrea Affaticati

«Stimatissimo Papa Francesco, da protestante mi rivolgo a Voi pieno di simpatia, rispetto, gratitudine per i tanti temi che, nel breve periodo del Vostro pontificato, avete messo in evidenza e le meravigliose iniziative intraprese». Inizia così la lettera inviata nel 2015 al Santo Padre da Friedrich Schorlemmer, uno dei più stimati teologi tedeschi ed ex direttore didattico dell’Accademia evangelica di Wittenberg. Città, questa, entrata nella storia del cristianesimo grazie al monaco agostiniano Martin Lutero che qui fece conoscere, il 31 ottobre 1517, le sue 95 Tesi contro la vendita delle indulgenze.

Anche Schorlemmer è di Wittenberg, una città che pare aver conservato fino ai giorni nostri lo spirito del monaco ribelle. Schorlemmer è stato uno dei più noti dissidenti nella Repubblica Democratica Tedesca. Nel 1988, parafrasando Lutero, scrisse Le 20 Tesi di Wittenberg con le quali indicava la via per un graduale processo di democratizzazione della Germania dell’Est.

«Vi scrivo da Wittenberg», prosegue la lettera al Santo Padre, «da dove prese il via un grande impulso riformatore, propagatosi poi per l’Europa intera, ma anche una dolorosa scissione della chiesa occidentale». Una scissione che, in occasione del 500esimo anniversario delle Tesi, potrebbe essere se non superata almeno ridotta nella distanza tuttora esistente tra protestanti e cattolici.

«Questo 2017 potrebbe dare l’impulso per l’idea fino a ora mai portata a compimento di un Concilio ecumenico (…) capace di sprigionare il potenziale pacifista delle religioni, anziché lasciarci assistere inermi all’uso delle religioni per fini omicidi», scrive Schorlemmer in Unsere Erde ist zu retten (“La nostra terra va salvata”, Herder, 2016)…

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[Foto in evidenza di Hulton Archive / Getty Images]

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