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1 maggio 2017

Realtà aumentata, così Facebook vuole cambiare la pubblicità

Zuckerberg punta sulla realtà aumentata per rivoluzionare l’advertising. Spingendoci a usare e condividere oggetti virtuali creati dagli inserzionisti.

Federico Gennari Santori

Chi crede che Facebook sia “soltanto” il più grande social network al mondo non ha messo a fuoco le ambizioni di Mark Zuckerberg. E no, non si tratta della sua presunta candidatura alla Casa Bianca. Ma di rivoluzionare la comunicazione digitale, aprire una nuova era del mercato pubblicitario e gettare le basi dell’infrastruttura informatica che dominerà nel futuro. La settimana scorsa, in occasione della conferenza F8, l’evento annuale in cui Facebook presenta agli informatici le novità più significative, Zuckerberg ha annunciato il lancio della «prima piattaforma informatica mainstream dedicata alla realtà aumentata».

Per realtà aumentata intendiamo la sovrapposizione di elementi grafici tridimensionali a ciò che vediamo per mezzo di particolari dispositivi. Invece che un nuovo modello di occhiali intelligenti simili ai Google Glass (un vero flop commerciale), Zuckerberg ha annunciato di voler puntare tutto sui device del momento: gli smartphone. Stabilendo che presto il fulcro della user experience non sarà più la tastiera digitale ma la fotocamera.

Dal palco dell’F8, Zuckerberg ha mostrato al mondo alcuni esempi. Il volto di una ragazza in procinto di scattarsi un selfie a cui spuntano orecchie, naso e occhi di gatto, una nuvola à la Fantozzi seguire uno sventurato amico, uno squalo nuotare intorno a una tazza di latte e cereali. Ma anche un videogioco simile alla battaglia navale materializzarsi su un tavolo e dei post-it virtuali apparire sul frigorifero come fossero appiccicati.

Il modello è quello delle applicazioni che per prime hanno portato la realtà aumentata sui nostri schermi portatili: Pokemon Go e, in particolare, Snapchat. Nell’arco di pochi mesi le Lenses – filtri in realtà aumentata capaci di deformare, colorare o trasformare in un animale l’utente che si inquadra con la fotocamera – sono apparse (dopo Snapchat) anche su tutte le app di punta dell’impero di Zuckerberg: Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp.

Non si sono salvate nemmeno le nuovissime World Lenses, oggetti virtuali studiati non per applicarsi ai volti ma per essere traslati a piacimento dell’utente nello spazio tridimensionale inquadrato dalla fotocamera. Lato business, la differenza sostanziale resta una: mentre Snapchat produce in casa i filtri disponibili sull’app, la nuova piattaforma di Facebook è volutamente aperta agli sviluppatori esterni…

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[Foto in apertura di Stephen Lam / Reuters / Contrasto]

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