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1 maggio 2017

Emma Bonino: «Siamo ancora ai diritti come lusso borghese»

Applaudita al Lingotto dal popolo del Partito democratico, celebrata sui giornali. La radicale ci parla di Europa, immigrazione, populismi, battaglie civili.

Samuele Cafasso

► Dal nuovo numero di pagina99, in edicola dal 28 aprile e in edizione digitale

«I diritti civili sono una questione sociale. Io non ho mai capito, e non lo capisco da più di trent’anni, perché dovrebbe esserci una contrapposizione. Eppure questo discorso, a sinistra, lo sento da sempre, non cambia mai». Applaudita al Lingotto dal popolo del Partito democratico, celebrata sui giornali, Emma Bonino è oggi tanto popolare quanto forse lo è stata solo alla fine degli anni Novanta, quando una geniale campagna tra politica e comunicazione la volle candidata al Quirinale a furor di popolo: Emma for President. Curioso che a questa popolarità personale si abbini un totale disinteresse, quando non ostilità, per le bandiere che la leader radicale innalza da anni: Europa, immigrazione, diritti civili. Se c’è un momento storico in cui gran parte della politica, e sopratutto la sinistra assediata dal populismo, ha deciso di mettere da parte tutto ciò, questo momento storico è oggi.

L’ex ministro Vincenzo Visco in una recente intervista ha dichiarato che «un governo che ha più attenzione per i diritti civili che per quelli sociali non è un governo che rispecchia i valori e le politiche di sinistra».

Quante volte l’ho sentita. Non capiscono che i diritti negati, in Italia oggi, sono tasse nascoste. E sono tasse nascoste che colpiscono tutti. Se oggi uno ha bisogno di ricorrere alla fecondazione assistita e non può farlo in Italia, andrà in Spagna. Se deve ricorrere all’eutanasia, lo farà in Svizzera e questo, ovviamente, ha un impatto proprio sui più poveri. Ma poi perché la lotta alla povertà diffusa dovrebbe essere un problema in contrapposizione con il testamento biologico, perché permettere la procreazione assistita è in contrasto con la lotta per il lavoro? I diritti civili riguardano sì l’individuo, ma sono un problema sociale.

La sinistra oggi su questi temi ripiega perché spaventata dal populismo. Fa paura anche la lezione americana: Obama vinse con una coalizione di minoranze, Trump ha conquistato il voto dei bianchi cristiani arrabbiati e, si dice, a questi non interessano i diritti delle donne, delle minoranze etniche, sessuali, religiose.

No guardi, lasci perdere Trump, in Italia è sempre stato così. Non ho mai visto la sinistra italiana, che fosse il Pci, poi i Ds, oggi il Pd, muoversi da protagonista. Li abbiamo sempre dovuti trascinare mentre loro puntavano i piedi. Dal 1975 a oggi abbiamo avuto più aperture, casomai, dal mondo socialista o liberale. La contrapposizione è sempre stata questa in un Paese dove il clericalismo è ancora forte, pensi al referendum del 2005 sulla fecondazione artificiale e agli interventi del cardinale Camillo Ruini. Ma si è visto anche quanto ci è voluto per approvare la legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Siamo ancora ai diritti civili come un lusso borghese contro i diritti sociali per la classe operaia, o quello che è diventata nel frattempo.

Per lei il Pd è erede solo del Pci e della Dc. Non ci sono altre anime?

Certo che ci sono, e sono innesti anche significativi. Ma non hanno la forza, oggi, di ottenere spazi, di imporsi.

Nemmeno nel Movimento Cinque Stelle il tema dei diritti civili è molto popolare, comprensibile per un movimento molto attento a cogliere gli umori della maggioranza e, quindi, poco interessato alle minoranze. Per non parlare delle ultime dichiarazioni di Beppe Grillo sui radicali e il biotestamento: «Dove ci sono disgrazie», ha scritto sul suo blog, «ci sono loro».

Gli insulti qualificano chi li fa, non chi li riceve. Il Movimento Cinque Stelle è imprevedibile, difficile capire che direzione prenda sui singoli temi, ma certo non mi pare abbiano fatto dei diritti civili una questione centrale. Se lo fanno perché temono l’impopolarità sbagliano: sull’eutanasia tutti i sondaggi dicono che c’è una maggioranza di italiani a favore, sulla legalizzazione della marijuana anche. Ma sono cose che non gli interessano, loro il consenso lo cercano non tanto nel merito delle questioni, quanto in una contestazione rabbiosa dell’esistente.

Niente Movimento Cinque Stelle, poche brecce dal Pd. Chi vi rimane a voi radicali per portare avanti le vostre battaglie?

La gente, le persone. E qualche intergruppo parlamentare sui singoli temi, come il testamento biologico, la legalizzazione delle droghe leggere. Ma sì è vero, la solitudine è evidente. Abbiamo qualche compagno di strada come Pia Locatelli, con cui avevamo fatto insieme la Rosa nel pugno, ma la capacità di far emergere questi temi nella politica italiana è limitata.

Al Lingotto lei ha detto che «se c’è un tema dove i nostri interessi coincidono con i valori è il tema dell’immigrazione e dell’Europa». La governatrice Debora Serracchiani, quasi come se rispondesse alle sue parole, ha detto che «la gente ha paura degli immigrati, non ci possiamo prendere in giro».

La sicurezza sta a cuore anche a noi e, come per i diritti civili, non è né di destra né di sinistra. Io credo che noi e il Pd vogliamo la stessa cosa, ma con strategie diverse. Noi diciamo che la paura si governa e non va certamente alimentata, ma nemmeno assecondata. Noi pensiamo che la strada da percorrere sia quella dell’integrazione e che dobbiamo dire la verità agli italiani: gli immigrati clandestini sono 500.000, è impossibile pensare di espellerli tutti, tanto più mentre altre persone sono in arrivo sulle nostre coste e noi vogliamo fermarli attraverso accordi con regimi più o meno inaccettabili. Dopo ricordiamo anche – e basta leggere le cronache quotidiane sulle violenze nei confronti delle donne – che spesso i criminali hanno passaporto italiano e che la sicurezza al 100% non esiste mai, in nessun Paese. E per questo ci sono la polizia e i tribunali.

Applausi al Lingotto, molti consensi dichiarati sui giornali, o sui social network, pochissimi voti per i radicali. Come mai?

Vado in giro a chiederlo da anni e una risposta non ce l’ho. Non lo chieda a me, serve un esperto di sociologia.

Ultima domanda: l’Europa. Fino a qualche anno fa la strada verso una maggiore integrazione sembrava segnata. Oggi non più.

Dalla crisi del 2008 l’Europa attraversa una fase molto difficile. Contro chi vuole tornare a 28 staterelli, solo chi ha a cuore l’Unione e le sue sorti può avere la credibilità necessaria a riformarla, perché la verità è che quel processo si è fermato alla fine del Novecento. Nonostante questo il progetto europeo è stato ed è un successo nella storia mondiale, e qualcuno dovrà pur dirlo.

[Foto in apertura di Stefano Dal Pozzolo / Contrasto]

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