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1 maggio 2017

Prima il lavoro o le libertà? L’eterno dilemma a sinistra

La crisi economica ha riportato in auge la contrapposizione, cara al Pci, tra i diritti collettivi e quelli del singolo. Anche il M5s l’ha fatta propria

Mattia De Nardi

Sembra di essere tornati indietro un bel po’ di anni. A quando, a distanza, i comunisti del Partito nei loro rassicuranti abiti grigio-marroni venivano irrisi dai nipotini vestiti di piume e cincillà che reclamavano con il petto di fuori un intero catalogo di libertà: di abortire, di divorziare, di amare chi ha lo stesso sesso, di vivere senza confini, di morire. Erano gli anni in cui Karl Marx faceva i conti con Bob Dylan, fedeli alla dottrina i padri in Parlamento puntavano alto il dito: «Prima il lavoro» e volevano indicare la liberazione di una classe sociale, per sentirsi rispondere dai figli «Prima l’individuo» e volevano spiegare che il corpo è mio e lo gestisco io. Diritti collettivi contro diritti individuali. Quarant’anni dopo il match si è aggiornato: diritti sociali vs diritti civili.

«Un governo che ha più attenzione per i diritti civili che per quelli sociali non è un governo che rispecchia i valori e le politiche di sinistra». Ha detto così in una recente intervista Vincenzo Visco, ex ministro del Tesoro ai tempi dei governi Prodi e D’Alema, oggi ritornato punto di riferimento del pensiero economico di sinistra dei Democratici e Progressisti, gli scissionisti del Partito democratico.

Visco prende per il bavero la breve storia del Pd di Matteo Renzi e del suo governo che, male che vada, ai posteri ha consegnato la prima legge sulle unioni civili. Troppo poco per dirsi di sinistra, liquida questo traguardo l’economista, che aggiunge: «La sinistra mette al centro la società e le dinamiche sociali. La destra l’individuo». In fondo è un conflitto che non si è mai sopito, figlio di una sinistra che in Italia è stata a lungo comunista e poi anche cattolica ma mai fino in fondo davvero progressista e libertaria, incapace di imporre nell’azione politica un’agenda di diritti.

La miccia accesa tempo fa è esplosa adesso in una battaglia di priorità, non più viste come complementari, ma contrapposte. La crisi economica, che ha indebolito il modello capitalista e messo in discussione la globalizzazione, ha nuovamente aperto a un campo di diseguaglianze che sono conseguenze stesse dal modello economico globalista e base di nuove convinzioni. Per questo le frontiere si vogliono chiuse e le minoranze isolate nelle loro rivendicazioni, perché le priorità, si dice ora, sono altre…

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[Foto in apertura di Roberto Caccuri / Contrasto]

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