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26 aprile 2017

Crispr, dove ci porta riscrivere il Dna

La Crispr, nuova tecnica di editing, sta cambiando il mondo della genetica. E apre prospettive fino a ieri impensabili sia in medicina sia in agricoltura

Angela Simone

Tutti ne parlano, sui media, e tutti la usano in laboratorio. La tecnica di biologia molecolare più popolare degli ultimi anni per modificare il Dna in maniera precisa e veloce e a costi accessibili ai ricercatori di tutto il mondo è ancora e sempre lei, Crispr-Cas9. Il nome è l’acronimo dal suono bizzarro – che fa pensare più a un sacchetto di patatine fritte che a una sofisticata tecnica per manipolare il genoma degli esseri viventi – del nome, difficilissimo da ricordare: Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats.

Il meccanismo è una sorta di immunità adattativa, trovata nei batteri, che permette loro di riconoscere e ricordare le invasioni di virus, conservando nel tempo le impronte (pezzetti di Dna) di questo passaggio ostile.  Il meccanismo, ormai studiato nei dettagli, si basa su due componenti, anch’esse ampiamente analizzate e re-ingegnerizzate in varie forme: la proteina Cas9, che agisce come una sorta di forbice molecolare e una molecola guida di Rna che indirizza Cas9 sulla sequenza bersaglio da modificare.

Crispr-Cas9 è ormai la chiave di volta per ottenere i risultati più disparati, che spaziano da possibili terapie per malattie altrimenti incurabili a modifiche specifiche al Dna di animali, piante e batteri a beneficio dell’uomo. Per elencare tutte le applicazioni possibili, in corso o già a ottimo punto di realizzazione, ci vorrebbe un numero intero di pagina99 (e probabilmente qualcosa in più). Ci fermiamo a elencare le più significative…

► Continua sul nuovo numero di pagina99, in edicola dal 21 aprile o in edizione digitale

[Foto in apertura di Jan Grarup / Laif / Contrasto]

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