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25 aprile 2017

È rottura tra Padoan e il suo ex giovane capo

Così il ministro delle Finanze parla ormai di Renzi, con il quale i punti di divergenza si moltiplicano: dall’aumento dell’Iva ai rapporti con Bruxelles. Ecco perché

Renzo Rosati

Da un po’ Pier Carlo Padoan, quando parla di Matteo Renzi, lo definisce «il mio ex giovane capo», lasciando gli interlocutori interdetti. D’altra parte i dissidi tra il ministro dell’Economia e l’“ex”, oggi solo front runner nella corsa alla segreteria del Pd ma deciso a riprendersi Palazzo Chigi, sono sempre più evidenti. La scheda in questa pagina li riassume: dall’Iva – che Padoan vorrebbe aumentare per chiudere anche il contenzioso con le clausole di salvaguardia europee e, con ciò che avanza, ridurre le tasse sul lavoro – alle privatizzazioni, fino ai rapporti con l’Europa.

Meno evidente è la conseguenza che tutto ciò avrà sul governo che si formerà dopo le elezioni di febbraio 2018 (se non prima, tentazione di Renzi): su molti punti Padoan ha infatti la copertura di Paolo Gentiloni, con buona pace della “continuità” con l’era renziana. Salvo una vittoria con il 40% dei 5 Stelle, del Pd o di un centrodestra improvvisamente riunificato, tutte ipotesi oggi improbabili, o di una altrettanto remota riforma elettorale, dal voto proprio Gentiloni potrebbe uscire con il profilo di un premier in grado di attrarre consensi fuori dal Pd, e in parlamento un qualche appoggio dal campo moderato, Forza Italia in testa.

In questa partita, che si giocherà in autunno con la manovra 2018 e con la nomina del governatore della Banca d’Italia, Padoan avrà un ruolo centrale. A meno che Renzi confermato segretario non lo costringa a dimettersi facendo cadere il governo.  Ma anche in questo caso arbitro della situazione sarà il Quirinale, che ha molto a cuore sia il completamento della legislatura sia i rapporti con Bruxelles, Berlino e Parigi, e quindi il varo del prossimo Documento di economia e finanza (il Def è finora una copertina con indicati i saldi ma non i contenuti), sia infine la conferma o la successione a Ignazio Visco in Bankitalia.

Si andrebbe insomma a una versione italiana della Spagna di Mariano Rajoy, che resiste da anni con esecutivi di minoranza e maggioranze risicate, ma che ha contrastato sia i populisti antieuropei sia gli indipendentisti interni. E oggi la Spagna è messa meglio in Europa e agli occhi dei mercati di quanto non lo sia l’Italia…

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[Foto in apertura di Augusto Casasoli / A3 / Contrasto]

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