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22 aprile 2017

Istanbul, tra i curdi che temono la dittatura di Erdogan

Dopo il via libera al referendum voluto da Erdogan, il rischio è che in molti curdi decidano di tornare alla lotta armata nelle file del Pkk

Marta Ottaviani

Istanbul. Il cielo sopra Tarlabasi è una scacchiera di panni stesi. Questo quartiere di Istanbul sorge vicino a piazza Taksim e all’Istiklal Caddesi, un tempo regno del passeggio di giorno e della movida di notte, oggi meta preferita dei turisti sauditi. Tarlabasi è  una delle zone dalla storia più affascinante e controversa della megalopoli sul Bosforo.

Abitato dai Rumlar, i Greci di Costantinopoli fino agli anni Cinquanta, e prima del genocidio del 1915 anche dagli Armeni, rimase mezzo vuoto, in seguito alle espulsioni e al progressivo abbandono di Istanbul da parte delle minoranze. Con il passare dei decenni è stato occupato dalle famiglie di curdi che arrivavano dal sud-est, fino a diventare un punto di riferimento per la comunità.

Scrigno del tempo, più volte il quartiere è stato teatro di scontri fra curdi, forze dell’ordine ed estremisti di destra, tanto che la camionetta e l’idrante davanti alla caserma della polizia fanno ormai parte dell’arredo urbano. Ricco di antichi, magnifici palazzi ormai in rovina, da qualche mese è in parte interessato dalla realizzazione di un’imponente cantiere, che viene fatto passare come un intervento di riqualificazione.

Abitanti e comunità curda si sono opposti, venendo comunque cacciati dalle loro case. I lotti sono stati venduti quasi tutti a società edilizie vicine al partito del presidente Recep Tayyip Erdogan, Akp. Un intervento edilizio in tutto e per tutto simile a quello avvenuto dopo il 2007 nel quartiere di Sulukule, abitato dal 1500 da gente proveniente dai Balcani, e oggi quasi interamente raso al suolo.

Oggi, camminando per le sue strade, si avvertono tutte le tensioni, le promesse mancate e le speranze tradite che pervadono la Turchia moderna e che potrebbero sfociare in esiti drammatici dopo questo referendum che ha regalato a Recep Tayyip Erdogan super poteri sanciti per legge, con un risultato risicato, accuse di brogli e anche la bocciatura da parte degli osservatori internazionali inviati dall’Osce.

«Questa è una vittoria rubata», spiega a pagina99 Özlem, che milita nella sezione dell’Hdp, il partito curdo della zona. «Il no avrebbe vinto con oltre il 55% se le votazioni fossero state regolari. Se si guardano i flussi elettorali, è chiaro che la gente dell’Akp (il partito di Erdogan, ndr) è stanca. Lo hanno votato soprattutto in Anatolia, dove l’Akp è ancora fortissimo e soprattutto rappresenta una fonte di assistenza per la gente. Direttamente o indirettamente sono voti comprati».

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[Foto in apertura di Andrea Kuenzig / Laif / Contrasto]

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