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21 aprile 2017

Contro la satira parlamentare di Crozza

Prima l’obiettivo era Berlusconi. Poi Renzi, Razzi, Scilipoti. Ora una nuova leva di Stand-Up Comedian volta pagina. Con uno sguardo meno politichese

Saverio Raimondo

► Dal numero di pagina99, in edicola dal 21 aprile o in edizione digitale

«Sto lavorando a un nuovo romanzo. È meno confessione, più politico», diceva il personaggio interpretato da Woody Allen al termine del film Mariti e Mogli (1992). È successo esattamente il contrario, sulla scena satirica italiana, all’inizio degli anni Dieci del 2000: alcuni nuovi comici hanno iniziato a lavorare a del materiale meno “politico” e più spiccatamente personale, autobiografico, intimo.

Nasceva così la Stand-Up Comedy in Italia. Le cause sono state molteplici e fra loro concomitanti. Quando ci furono le prime serate di Stand-Up Comedy in Italia (2009, con il progetto Satiriasi) si era ormai alla fine del ventennio berlusconiano: due decenni durante i quali la satira aveva – fra una censura e l’altra  – prosperato proprio grazie al macro-soggetto Berlusconi, così fecondo e polarizzante.

Ma il prezzo pagato, e ancora oggi da scontare, è stato altissimo: si è creato l’equivoco satira = satira politica, dove per satira politica s’intende la satira parlamentare; che divenuta consuetudine, routine, tic, ha portato all’equazione ancora oggi persistente satira = battute sui politici. Inoltre, la satira anti-berlusconiana si fece carico (e fu caricata) di una valenza civica e di denuncia militante, addirittura sostitutiva del giornalismo e dell’opposizione parlamentare; conseguentemente, la satira si fece magistero, si istituzionalizzò, si fece a sua volta potere – vale a dire ciò contro cui la satira dovrebbe storicamente andare.

Un simile corto-circuito, una tale mutazione genetica, hanno fatto sì che la satira in Italia smarrisse la sua identità e il suo specifico, smettesse di essere divertente e spiazzante, e creasse il contesto fertile per il potere politico di Beppe Grillo.

In parallelo al decadere della satira al seguito dell’altrettanto decadente politica, c’è stato il diffondersi in Italia del web. Dove, se da una parte siti dedicati e pagine satiriche hanno reso ancora più obsoleta la satira politica sugli altri media, dall’altra grazie a un sito benemerito come Comedy Subs – oggi Comedy Bay, poi con un dilagare sempre più spontaneo su YouTube come sui social – hanno cominciato ad arrivare anche qui da noi i video degli Stand-Up Comedian americani, sottotitolati in italiano: un patrimonio comico sostanzialmente inedito per l’Italia, al quale eravamo solo minimamente alfabetizzati dalla comicità di Woody Allen e dall’import pionieristico di Daniele Luttazzi.

Una comicità senza maschere, adulta, varia nei temi come nel linguaggio, dove i comici hanno come primo bersaglio se stessi e l’esistenza umana (tabù, contraddizioni, meschinità, paure): una satira così radicalmente diversa da quella italiana, appiattita su imitazioni e battute sui Berlusconi-Razzi-Scilipoti-Renzi di turno, che inevitabilmente è diventata l’unica alternativa possibile al crozzismo dilagante. Nonché rilancio per il discorso satirico italiano, che è così tornato a occuparsi di temi che storicamente gli appartengono ma a cui negli ultimi vent’anni aveva abdicato, come sesso e religione; e che ha finalmente dato un senso alla definizione “satira di costume”, e cioè non un bonario bozzettismo su tic esteriori, ma un’analisi critica, acuta ed esilarante sulla società contemporanea.

Non c’è alcun legame fra la Stand-Up Comedy e il monologhismo comico italiano, anche quello più nobile ed efficace: altra scrittura, altro contesto. Altra storia. Definire oggi Beppe Grillo “il primo Stand-Up Comedian italiano” (come ha provato a fare Netflix nel proporre l’ultimo spettacolo del comico genovese ai suoi abbonati) è un revisionismo critico privo di alcun fondamento. Semplicemente, non esiste la Stand-Up Comedy involontaria; dunque è Stand-Up Comedy solo se si ha coscienza di cosa sia. Ecco perché la Stand-Up Comedy in Italia è nata con il web.

Se da una parte la scelta e la voglia di Stand-Up Comedy è anche specchio dei tempi narcisistici che viviamo, dall’altra ha un forte significato satirico: attesta che la politica non suscita più interesse critico in quanto ormai priva di potere, che i politici non sono più oggetto di confronto e dialettica. Con la Stand-Up Comedy i comici scoprono sé stessi, ma non come ripiegamento intimistico, come riflusso; bensì come svelamento del vero bersaglio satirico contemporaneo, se non universale: l’individuo, il singolo ego.

In un’epoca dominata dall’emotività e dai social, attraversata dallo smarrimento individuale e collettivo, la Stand-Up Comedy sembra essere l’unica comicità veramente contemporanea; specie in Italia, dove il teatrino del trucco e parrucco televisivo non fa che sottolineare la ridicola vecchiaia della satira sui politici. Non è un caso se la scena della Stand-Up Comedy italiana è quasi esclusivamente animata da giovani, ventenni e trentenni; e se il gender gap, pur presente, sia minore rispetto a quello delle passate generazioni di comici.

Oggi la Stand-Up Comedy è una realtà anche italiana: è una realtà piccola, di nicchia, fragile. Si muove per lo più in locali, birrerie, piccoli teatri. Rischia la bolla speculativa (molto vecchio cabaret tenta il riciclo con il semplice cambio di nome), l’appiattimento su temi ricorrenti o monocorde (il sesso, spesso shock, è già abusato), la mancanza di un vero professionismo. Ma c’è un fermento genuino che attraversa l’Italia, e ricorda più quello della scena musicale indie o rap piuttosto che quello della comicità tradizionale italiana: ci sono regolarmente serate di Stand-Up Comedy a Roma, a Milano, a Bologna, a Venezia, a Verona e a Padova, a Bergamo, a Palermo.

È un genere di comicità live, ha bisogno del contatto, dell’atmosfera, dello scambio e dell’ascolto. Le sue trasposizioni televisive (Comedy Central, canale 124 di Sky, coltiva il genere e lo ha reso identitario all’interno del suo palinsesto) sono solo serate filmate, un filtro fra voi e il vero show. Anche in questo c’è una distanza importante, fra Crozza (o chi per lui) e la Stand-Up Comedy: uno ti entra in casa, l’altra ti chiede di uscire di casa. Di lasciare lì certezze e pigrizie, anche intellettuali. La Stand-Up Comedy chiede, al comico sul palco e al pubblico in sala, di mettersi in gioco.

Saverio Raimondo è uno dei volti più noti della nuova generazione di Stand-Up Comedian italiani. Dal 2009 si esibisce sui palchi di tutto il Paese. Fa parte del progetto Satiriasi e ha fondato nel 2012 il Cocktail Comedy Club. Dopo varie partecipazioni radiofoniche e televisive (Tetris, Glob, La gabbia), conduce dal 2015 il late showCCN – Comedy Central News su Comedy Central Italia

[Foto in apertura di Jan Stromme / Getty Images]

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