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17 aprile 2017

La Cina sarà padrona dei mari

Pechino finanzia nuovi porti. Per dare precedenza alle proprie navi.

La via della seta marittima è uno dei marchi del governo di Xi Jinping. Miliardi di dollari investiti in porti e infrastrutture di tutto il mondo per ricalcare i percorsi commerciali dell’antichità. Fin qui niente di nuovo. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal che a sua volta cita anonimi funzionari cinesi, tutto questo non sarà senza un prezzo.

Dall’Asia all’Europa, passando per il canale di Suez, i porti finanziati dalle aziende leader nella logistica di container e trasporto su acqua Cosco e  China Merchant Holdings International daranno precedenza alle navi, e quindi alle merci, patrie. Saranno in pochi a poter competere. Gli operatori, che inizialmente erano una ventina, sono quasi dimezzati grazie a fusioni e alleanze mirate a ottimizzare navi e uso dei porti.

La concorrenza mondiale è messa a dura prova. I giganti cinesi hanno alle spalle un credito statale a cui nessun operatore straniero può pensare di accedere, per non parlare degli accordi stipulati per l’utilizzo delle sponde di Paesi caratterizzati da governi autoritari che sono quasi in esclusiva. A sentir le aziende occidentali, se chiudessero gli stessi accordi con gli stessi Paesi, l’opinione pubblica li distruggerebbe.

Ma è sopratutto questione di cash e visione a lungo periodo. Dal 2010 Cosco, China Merchant e China Overseas Port Holding Co. hanno investito circa 4 miliardi di dollari in 21 dei principali 50 terminal container di tutto il mondo: Pireo,  Seattle, Vado in provincia di Savona, Gwadar in Pakistan, Gibuti a sud del canale di Suez, Colombo nello Sri Lanka.

Ovunque sono arrivati saranno in grado di controllare il numero e la provenienza delle navi in entrata e in uscita. La tanto sbandierata globalizzazione con caratteristiche cinesi è appena cominciata.

[Foto in apertura di Contrasto]

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