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16 aprile 2017

Perché il contante non morirà mai

La spinta a sbarazzarsi del cash sta tuttavia incontrando ostacoli ovunque. Senza contare che non metterebbe in ginocchio la criminalità

Giovanni Boldù

La grande diffusione di carte di credito e sistemi di pagamento digitali sta progressivamente riducendo l’uso di denaro contante. Secondo la società di ricerche di mercato Euromonitor International, nel 2016, per la prima volta, il volume dei pagamenti cash (leciti) a livello mondiale è stato inferiore a quello con carte di credito e di debito.

Nonostante ciò, rileva il Wall Street Journal, la quantità di banconote e monete in circolazione continua a crescere: il contante incide oggi per l’8,6% del Pil negli Stati Uniti, il livello più alto dall’inizio degli anni Cinquanta. E Australia, Europa e Giappone registrano andamenti analoghi.

Alla base del fenomeno c’è, con ogni probabilità, una fiorente economia del sommerso che si nutre di evasione fiscale, dei proventi del crimine organizzato e del finanziamento del terrorismo. Una interpretazione che trova conferma in un report di Europol del 2015 intitolato Why is Cash Still King? (Perché il contante regna sovrano?).

«Se tra i consumatori il contante sta lentamente perdendo posizioni», scrive l’agenzia, «tra i criminali resta ancora la prima scelta». Secondo uno studio condotto da Friedrich Schneider, economista dell’Università di Linz, nel 2015  il sommerso era pari al 18% del Pil in Europa e all’8% negli Usa, in Australia e in Giappone.

La Fed è da tempo a conoscenza del fatto che la maggior parte delle banconote da 100 dollari in circolazione –  per un valore di 1.150 miliardi di dollari (+76% rispetto al 2009) – sono  impiegate fuori dall’America. «Non serve essere un genio per capire che vengono usate per finanziare attività illecite», ha dichiarato  Alan Blinder, economista della Princeton University e ex vice presidente della Federal Reserve.

Proprio questa consapevolezza è alla base di una serie di iniziative tese a limitare l’uso del contante. L’economista di Harvard Kenneth Rogoff, nel libro The Curse of Cash, ha proposto la graduale eliminazione delle banconote da 50 e 100 dollari. L’Europa ha deciso di eliminare gradualmente i tagli da 500 euro. In India il premier Modi ha ordinato il ritiro di tutte le banconote da 500 e 1.000 rupie entro lo scorso 31 dicembre. Iniziative analoghe sono state adottate in Corea del Sud e Venezuela.

La spinta a sbarazzarsi del contante sta tuttavia incontrando ostacoli ovunque. L’India ha dovuto reintrodurre in parte i tagli aboliti per andare incontro alle crescenti difficoltà di spesa della popolazione rurale, poco avvezza ai sistemi di pagamento elettronico. Ragioni analoghe hanno fin qui indotto gli Usa a rinunciare  a ritirare i tagli da 100 dollari: l’8% degli americani non possiede conti correnti e non potrebbero far fronte a un’economia senza contante.

Senza contare che limitare l’uso del cash non significa automaticamente mettere in ginocchio il crimine organizzato. «Se funzionasse, in Italia la mafia non esisterebbe più da un pezzo», ha osservato di recente un parlamentare tedesco sostenendo che seguire l’esempio di Italia, Francia e Spagna nel limitare l’uso del contante non porterebbe benefici alla Germania.

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