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13 aprile 2017

Se i militanti 5 Stelle contano qualcosa

Il programma di Grillo prevede: uscita dalla Nato, crisi dell’Ue e fine del sindacato. E gli iscritti? Sono utilizzati per confermare scelte già fatte

editoriale

Proviamo a mettere in fila gli annunci più recenti del Movimento Cinque Stelle. Partiamo dalla politica estera. Nelle ultime settimane, grazie al Blog di Beppe Grillo, abbiamo appreso che, in caso di vittoria elettorale del M5s, l’Italia uscirà dalla Nato, chiederà l’abolizione delle sanzioni alla Russia e considererà Mosca «un partner strategico fondamentale», spostando così in modo sensibile verso Est la collocazione internazionale del Paese.

Inoltre il movimento pretende l’assoluta sovranità ed esclude una qualunque ingerenza negli affari interni del Paese: in pratica un invito a esautorare l’Unione europea. C’è anche un sì al disarmo che, se pur generico, nei termini in cui viene descritto sembra configurare lo smantellamento dell’esercito.

Passiamo al sindacato, di cui il Blog si è occupato nei giorni scorsi lanciando uno slogan che ha suscitato polemiche: «Basta disintermediazione». Per ora siamo sul generico, ma tutti (grillini compresi) hanno interpretato la boutade come un invito a tagliare le burocrazie sindacali dando ai lavoratori, in ogni azienda, il compito di eleggere i propri rappresentanti.

Un modo come un altro per distruggere i sindacati nella loro forma attuale. E infatti Beppe Grillo, in un comizio a Brindisi, espresse questo obiettivo in modo assai chiaro: «Eliminiamo i sindacati, che sono una struttura vecchia come i partiti».

Andiamo avanti. Recentemente il Blog di Grillo ha annunciato la futura politica energetica (gli iscritti hanno approvato dieci punti programmatici): in sintesi l’Italia non dovrà più importare energia elettrica di fonte nucleare, passare totalmente alle rinnovabili entro il 2050 azzerando quelle di origine fossile (e ogni tipo di importazione); il gasdotto pugliese, ovviamente, sarà cancellato. Ma il programma non dice una parola né sulla fattibilità né sui costi.

Dal programma è scomparso il ricorso al referendum sull’euro. Ma in compenso il Blog ha annunciato l’introduzione di una “moneta fiscale”, in pratica un regime a doppia moneta. C’è un altro punto che pare assodato: il ricorso al salario garantito per tutti. E anche in questo caso non è chiaro l’impatto sui conti dello Stato e sul mercato del lavoro.

In sintesi, se Beppe Grillo andasse al governo e realizzasse il suo programma, otterrebbe in un colpo solo: l’uscita dall’Alleanza Atlantica, la crisi dell’Unione europea, la morte di Cgil, Cisl e Uil, la distruzione programmata dell’Eni, il licenziamento di tutti i militari, oltre, naturalmente, a qualche problemino con i conti dello Stato e con la fuga dei capitali all’estero.

Questo giornale è consapevole che il Movimento 5 Stelle rappresenta, per molti versi, un’innovazione nello stagnante mondo politico italiano. Lungi da noi volerlo demonizzare, anche perché molte delle idee espresse dal suo gruppo dirigente possono servire a dare una spallata a vecchie incrostazioni di potere.

Ma crediamo che ci sia qualcosa di inquietante nella democrazia digitale modello Cinque Stelle, dove i militanti vengono utilizzati per confermare decisioni già prese; dove le strategie sono stabilite all’interno di un gruppo dirigente che nessuno conosce e ha l’effigie pubblica di un comico e di un erede che mai nessuno ha eletto; dove la narrativa della cosiddetta “democrazia diretta” passa attraverso il software (Rousseau) di una società privata di cui nessuno sa nulla se non che gestisce i dati di 80 mila iscritti e di 170 mila aderenti al Movimento senza alcuna trasparenza.

L’inchiesta che pubblichiamo in copertina del nuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale dal 14 aprile, si occupa proprio di questo: di come alcune aziende (Facebook e la Casaleggio & Associati) usano la retorica della tecnologia che cambia il mondo e della rete come infrastruttura della democrazia.  È certamente un merito aver cavalcato lo sviluppo digitale per ampliare le possibilità di comunicazione tra gli utenti e gli iscritti. E l’intuizione di Gianroberto Casaleggio di costruire un’infrastruttura che consentisse ai cittadini di interagire e organizzarsi è certamente geniale.

Ma il modo in cui poi, concretamente, queste tecnologie vengono usate per imporre decisioni già prese è sorprendente. Fino a oggi la democrazia digitale appare più un inganno ideologico che una realtà. Ma speriamo di sbagliarci.

[Foto in apertura di Giuseppe Gerbasi / Contrasto]

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