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10 aprile 2017

Elogio dell’indolenza

Darwin, Dickens, Poincaré e molti altri, per quanto amassero ciò che facevano e covassero grandi ambizioni, lavoravano poche ore al giorno

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Colazione e passeggiata mattutina. Così Charles Darwin iniziava le sue giornate. Alle otto era in ufficio dove lavorava un’ora e mezza prima di dedicarsi alla corrispondenza privata. Verso le 10:30 era pronto per un’altra sessione di lavoro, spesso sul campo. A mezzogiorno era solito dichiarare «è stata una giornata produttiva!» per dedicarsi a un’altra passeggiata e riorganizzare le idee lungo il famoso sandwalk, il sentiero alberato che correva lungo un’estremità del giardino della sua casa.

Sarebbe tornato dopo un’oretta abbondante per pranzare, rispondere ad altre lettere, schiacciare un pisolino e fare un’altra passeggiata. Ancora un’ora nello studio e alle 17:30 si sarebbe unito alla famiglia per la cena. Con questi ritmi lenti e sessioni di lavoro che duravano massimo 90 minuti, Darwin ha scritto 19 libri scientifici di cui uno, l’Origine della specie, che ancora condiziona il nostro modo di pensare. Ma pensiamolo nel mondo contemporaneo.

Se fosse stato un professore, gli avrebbero negato un incarico a tempo indeterminato. Se fosse entrato in un’azienda, l’avrebbero licenziato dopo appena una settimana. È il paradosso che cerca di mettere in luce il ricercatore americano Alex Soojung-Kim Pang nel suo Rest. Why You Get More Done When You Work Less (Basic Books, 2016). Se si guarda alla storia dell’umanità, argomenta Pang, e se è evidente che i personaggi più geniali hanno dedicato le loro vite al lavoro, non si può dire lo stesso delle loro giornate.

Gli esempi di Charles Dickens, Henri Poincaré, Ingmar Bergman e molti altri, dimostrano che per quanto tutti amassero ciò che facevano e covassero grandissime ambizioni, nella quotidianità lavoravano poche ore al giorno. Il resto del tempo passeggiavano, dormivano, incontravano gli amici e si godevano la vita. Questo non gli ha impedito di scrivere romanzi che hanno fatto la storia, gettare le basi della teoria del caos o lasciare il segno nella cinematografia mondiale. Come farlo capire a una generazione abituata a pensare che 80 ore di lavoro alla settimana siano appena sufficienti a riuscire a realizzare le proprie ambizioni?

[Foto in apertura di Hulton Archive / Getty Images]

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