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8 aprile 2017

Trump, stop al disarmo: 400 miliardi al nucleare

La Casa Bianca aumenta i finanziamenti per l’arsenale atomico: testate, vettori e bombardieri. La prospettiva di ridurre la dotazione si allontana

Alberto Bellotto

L’11 febbraio a Mar-a-Lago, in Florida, c’era anche “The man”, l’agente incaricato di custodire la nuclear football, la valigetta che consente al presidente di autorizzare un attacco nucleare. Quella sera, come molte volte da quando si è insediato alla Casa Bianca, Donald Trump si trovava nel suo resort di lusso in Florida. In quell’occasione era in compagnia del premier giapponese Shinzo Abe.

Nel corso della serata, quando fu diffusa la notizia che a settemila chilometri di distanza, in Corea del Nord, era in corso un nuovo test missilistico, e che il proiettile era finito nel Mar del Giappone, la situazione si fece caotica. Il presidente americano improvvisò una riunione nel bel mezzo del ristorante. Richard De Agazio, un uomo d’affari di Boston che era presente alla cena, riconobbe “the Man” – che veniva chiamato Rick – e postò su Facebook diverse foto. È legittimo pensare che in quel frangente qualcuno avrebbe potuto approfittare della confusione per avvicinarsi alla nuclear football?

Ma al di là del dilettantismo con cui Trump sembra spesso gestire il ruolo di presidente, le sue opinioni sul nucleare sono chiare. Le aveva espresse già il 22 dicembre  2016, un mese prima di insediarsi, con un tweet che lasciava pochi dubbi sulle sue intenzioni: «Gli Stati Uniti devono rinforzare e ampliare il proprio potenziale nucleare finché il mondo non rinsavirà riguardo le testate nucleari».

Dodici giorni dopo i fatti di Mar-a-Lago ha rincarato la dose con un intervista all’agenzia Reuters: «Se i vari Paesi avranno armi nucleari, noi dobbiamo essere i primi del branco»…

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[Foto in evidenza di Toby Melville / Reuters / Contrasto]

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