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6 aprile 2017

Parlo (dunque sono) italiano

Un’indagine mondiale mostra che la lingua è l’elemento ritenuto più importante nel legame con il Paese. In Italia un po’ meno che altrove

giuliana de vivo

Alessandro Manzoni avrebbe qualcosa da dire sul sondaggio realizzato dal Pew Research Center in 14 Paesi di diversi continenti. Per l’autore de I Promessi Sposi gli elementi che contribuivano a definire l’ identità di un popolo erano diversi, tutti imprescindibili – «Una d’arme, di lingua, d’altare/Di memorie, di sangue e di cor», scriveva in Marzo 1821 – : l’indagine globale realizzata dall’istituto di ricerca statunitense mostra invece che è la lingua il fattore che più di tutti determina l’identità nazionale, superando, nel decretare quest’appartenenza, la religione, le tradizioni, persino la nascita in un certo territorio.

L’identità sta nel linguaggio per il 70% degli americani e dei giapponesi intervistati, per il 69% degli australiani, e anche in Europa è l’elemento che batte tutti gli altri. In Italia la pensa così il 59% degli intervistati contro una media del continente pari al 73%: Roma, come si vedrà anche dalle altre risposte, resta un po’ più “manzoniana”, cioè più legata anche ad altri valori.

L’indagine del Pew sancisce anche la fine della religione come collante: il valore di un credo comune tocca il 30% in Italia, il 34% in Polonia e il 54% in Grecia. In tutto il resto del mondo la sua importanza è nettamente inferiore, nella (ex) cattolicissima Spagna si ferma al 9%. Dopo la lingua, è l’adesione a costumi e tradizioni l’elemento maggiormente preso in considerazione nella definizione dell’identità nazionale.

Su questo fronte l’Italia si colloca a metà strada: da noi li ritiene importanti il 50% degli intervistati, la media europea è del 48%, in Giappone e Stati Uniti si scende rispettivamente al 43% e 45%, ma ci sono Paesi come l’Australia o il Canada dove sono importanti per circa la metà degli intervistati. Va notato anche il legame tra il valore delle tradizioni e l’adesione ad alcuni partiti d’impronta populista: sfiora il 73% tra i simpatizzanti dell’Ukip, il 65% tra quelli del Front National, il 58% nella Lega Nord.

Dentro i confini italiani diamo più importanza anche al luogo di nascita: è un fattore identitario per il 42% degli intervistati. Ci superano solo Ungheria (52%), Grecia e Giappone (50% per entrambi). Mentre si scende al 32% negli Stati Uniti, al 21% in Canada, al 13 in Australia.Ma per capire davvero questa indagine, bisogna tener conto anche dell’età media di un Paese: i risultati mostrano infatti che elementi come territorio e religione vedono crescere la propria importanza con l’avanzare dell’età di chi risponde.

Non è un caso, forse, che l’essere nati entro determinati confini territoriali risulti più rilevante, come elemento dell’identità nazionale, in Italia o in Giappone, che non sono certo Paesi “giovani”.

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