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4 aprile 2017

Riconoscimento facciale, chi possiede davvero i nostri volti?

Dai colossi digitali alle forze dell'ordine, cresce l’impiego di tecnologie per il riconoscimento facciale. Con risvolti inquietanti. E ignorati

Federico Gennari Santori

Probabilmente non ci fa impressione seminare involontariamente in rete informazioni preziose come le ricerche che facciamo su Google, i Like che diamo su Facebook, i luoghi in cui il Gps dello smartphone ci geolocalizza… Ma il discorso potrebbe cambiare parlando di ciò che più ci appartiene e caratterizza: il nostro volto. Sì, quello che campeggia in foto, video e selfie sparsi online.

Cominciamo col dire che Facebook ha già una funzione appositamente dedicata al riconoscimento dei volti (è quella che, quando pubblicate una voto, suggerisce i nome della persona da taggare, talvolta con un’impressionante accuratezza) e prevede di integrare tecnologie di intelligenza artificiale che proprio grazie all’osservazione dei soggetti e delle loro azioni nei video – ha dichiarato il responsabile Yann LeCun – «apprenderà meglio il senso comune» e ottenere maggiori informazioni sugli utenti.

Anche Snapchat ha brevettato delle tecniche per il riconoscimento degli oggetti e dei volti. I celebri filtri in realtà aumentata sono in grado di riconoscere la fisionomia facciale dell’utente che si inquadra con la fotocamera dello smartphone e di modificarla, applicandovi orecchie da cane, caschi da astronauta e chiome da rastafariano.

Tutto molto divertente, sebbene questo strumento possa conferire a Snapchat di avere una conoscenza dettagliata dei volti di ogni iscritto. Non è un caso che Facebook, oltre che per frenarne la crescita, lo abbia copiato di sana pianta e attivato sull’app Messenger.

Apple, dal canto suo, ha fatto un passo ulteriore con Clips, un’app che permette di registrare video con particolari effetti e riconosce i volti delle persone che compaiono all’interno di essi. Spaventoso? Abbastanza. Sebbene il meccanismo non sia poi tanto diverso da quello già impiegato dalle forze dell’ordine in molti Paesi del mondo.

In un articolo sull’Atlantic la giornalistsa Adrienne Lafrance prende in esame il sistema di sorveglianza dell’Fbi, che possiede archivi sterminati dei voti dei cittadini americani che poi sono costantemente confrontati con le riprese effettuate dalle telecamere a circuito chiuso.

«La maggior parte delle persone non ha idea di cosa stia accadendo», riporta. «Questa tecnologia permetterà alle forze dell’ordine di eseguire la scansione facciale di ogni uomo, donna, e bambino che passano davanti a una telecamera». Beh, è il caso di riflettere. Fra non molto potremmo arrivare a chiederci: “chi possiede davvero il nostro volto?”.

[Foto in apertura di Kike Calvo / Redux / Contrasto]

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