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5 aprile 2017

Dall’Adriatico al Mar del Nord, Trieste vuole riconquistare l’Europa

Il nuovo corridoio di 1.360 chilometri può arrivare a Göteborg. Una rotta inaugurata grazie all’accordo con i turchi, che potrebbe ridare centralità all’Italia

Matteo Tacconi

Come volumi movimentati il porto di Trieste è il primo in Italia. Supera persino Genova, e la cosa francamente stupisce. Nel 2016 ha toccato quota 59 milioni di tonnellate. Nel capoluogo ligure, invece, ci si è fermati a 51, per quanto esso domini senza storia la partita su container e rinfuse. La supremazia statistica di Trieste si deve al greggio: quello dall’Oleodotto transalpino (Tal), una vena che assicura il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania e il 90% di quello austriaco. Le navi cisterna attraccano nel tratto di costa che dà su Muggia.

Lo scalo di Trieste è enorme. Dalla sopraelevata che porta alla Slovenia se ne coglie tutta la vasta estensione. E tale è anche quella del porto vecchio, appena oltre le rive del centro e quasi del tutto dismesso. Le vecchie palazzine, che conservano un certo stile malgrado siano in rovina, danno testimonianza del mito portuale giuliano. Trieste fu la porta girevole dell’impero austro-ungarico. Lo riforniva e ne smistava nel mondo le merci. Già dal 1719 ottenne i vantaggi del porto franco.

Li conserva ancora, anche se fatica a declinarli nel modo più fruttuoso: città e porto risentono ancora delle frustate del Novecento. L’eclissi asburgica e la Guerra Fredda le hanno private di retroterra europeo. E quello italiano non è facile da raggiungere. Stretta tra mare, Carso e confini, lontana dal fusto centrale del Paese, Trieste soffre di marginalità. C’è chi vi specula politicamente, ma è un dato oggettivo.

L’Europa attuale, allargata e senza più frontiere rognose, ha riaperto la partita della competitività. Eppure non è facile ripensarsi al centro di un qualcosa dopo aver vissuto a lungo in posizione defilata. I dati della movimentazione merci fotografano i traumi. Nel 1913, si apprende da Storia dell’Adriatico di Pierre Cabanes (Il Lavoro Editoriale, 2014), il traffico merci del porto di Trieste era di tre milioni e mezzo di tonnellate. Oggi, escludendo il greggio, se ne movimentano poco più di otto. Il balzo in avanti è un po’ limitato, considerati i grandi intrecci del mondo globale. S’è perso del tempo prezioso, ma c’è chi vuole recuperarlo…

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[Foto in evidenza di Ignacio Maria Coccia]

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