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4 aprile 2017

Auto, farmaci e pc, così resiste l’industria europea

Dal 2010 al 2016, la produzione è cresciuta del 5%. Con molte differenze tra i settori

Come è cambiata e come cambierà l’industria europea? La crisi del 2009 ha messo a dura prova il manifatturiero del vecchio Continente, ma non in tutti i settori e con differenze significative tra un comparto e l’altro. Tra il 2010 e il 2016, dice l’ultimo rapporto Eurostat, il volume della produzione industriale in Europa è cresciuto complessivamente del 5,6%.

A trainare la crescita è stato il settore della manifattura dei «veicoli a motore, rimorchi e semirimorchi», con un +29,7%, seguito da quello dei prodotti farmaceutici – di base e preparati, che ha registrato un +23.0% – e dalle altre manifatture che riguardano principalmente le strumentazioni e le forniture mediche e dentali (+20.7%).
Hanno risposto bene agli anni della crisi e a quelli immediatamente successivi anche il settore dell’equipaggiamento per i trasporti (+19.9%) e quello dell’elettronica, dei computer e dei prodotti ottici (+13.7%).

Chi non ha retto all’impatto dei cambiamenti sono stati soprattutto la produzione di prodotti per il tabacco (-40.3%), l’estrazione di carbone e lignite (-36.0%), l’estrazione di petrolio greggio e di gas naturale (-30.4%), l’abbigliamento (-17.1%) e la stampa e la riproduzione di media registrati (-13.5%).

Per quanto riguarda l’Italia, uno studio dell’Unctad, la conferenza dell’Onu sul commercio e lo sviluppo, ha rivelato come la crisi abbia contratto notevolmente la produzione industriale nel nostro Paese nel periodo 2007-2016, facendole segnare un -22%, una percentuale più elevata rispetto a Francia e Germania. Gli ultimi dati Istat, però, segnalano una ripresa: nel 2016, la produzione industriale italiana ha toccato il record dal 2010, crescendo in media dell’1,6%. Un anno positivo sia per i beni strumentali che per gli autoveicoli.

[Foto in evidenza di Getty Images]

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