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2 aprile 2017

Embrioni umani, ricerca fino a 4 settimane?

In Italia questi studi sono proibiti. In altri Paesi sono consentiti fino al 14esimo giorno. Andare oltre sarebbe utile per costruire organi partendo da semplici cellule

Angela Simone

Fare ricerche sull’embrione umano oltre il quattordicesimo giorno? L’interrogativo, scomodo da sciogliere da un punto di vista etico, è sul tappeto della ricerca scientifica dopo alcuni risultati emersi alla Harvard University. La nuova parola di cui sentiremo parlare nel campo della biomedicina è Sheef, acronimo di Synthetic Human Entities with Embrio-like Features, «entità umane di sintesi con caratteristiche simili agli embrioni».

Questo termine è stato usato pochi giorni fa in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica e-Life da un gruppo di ricercatori dell’Harvard Medical School – che sta facendo molto discutere – per indicare un campo di studio nuovissimo, precedentemente indicato con la parola più breve ma forse più inquietante “embrioidi”.

Gli embrioidi o embrioni di sintesi, al momento, non sono altro che cellule staminali, cellule non ancora specializzate nell’avere una funzione specifica (per esempio cellula del sangue, cellula nervosa, etc), fatte crescere su supporti tridimensionali e auto-organizzate in strutture simili a quelle che si verificano negli stadi precoci dell’embrione umano.

Ma presto le Sheef, dicono i ricercatori in questo articolo, tra cui George Church, uno dei pionieri dell’ingegneria genetica avanzata, potrebbero essere il risultato della connessione di organoidi, piccoli organi sintetici creati tramite la convergenza di diversi competenze nel campo della medicina rigenerativa e della biologia sintetica. Il passaggio dello studio delle cellule staminali da due dimensioni a tre, anche grazie alle recentissime evoluzioni della stampa in 3D di supporti biologici o di intere strutture cellulari, è stato cruciale.

«È ormai chiaro, e ci sono sempre di più le competenze, che coltivare cellule su plastica a tappeto è molto diverso da avere cellule organizzate in 3D e in un substrato simile a quello vero dell’organo. Tutto il settore si sta quindi spostando a utilizzare biomateriali per produrre i cosiddetti organoidi o sferoidi, che sono miniature, per ora molto semplificate, di organi, come il fegato, reni, il cuore e cervello», racconta a pagina99 Valentina Fossati, senior researcher nel campo delle staminali presso la Stem Cell Foundation di New York…

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[Foto in apertura di Science Photo Library / Contrasto]

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