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31 marzo 2017

L’America discute: Trump è fascista?

È quasi un anno che questo aggettivo ricorre sulla stampa americana. Ma la discussione sulle politiche del neo presidente è dilagata e ha coinvolto l’accademia

Editoriale

Donald Trump è un fascista? A chiederselo sono molti giornali americani. E se digitate Trump e fascism su Google, vedrete comparire un elenco infinito di risultati.
Negli Stati Uniti il neopresidente è diventato un’ossessione, e non solo per i democratici. Segno che il Paese si trova in una congiuntura politica difficile da comprendere utilizzando le vecchie categorie. E sulla sua gestione del potere cominciano a circolare interrogativi, come quello posto all’inizio, che fino a ieri erano proibiti nel Paese che si considera il più libero del mondo.

Il 28 marzo il Washington Post, che nei confronti del neopresidente sta assumendo ogni giorno che passa una posizione sempre più radicale, ha scelto l’aggettivo post-fascista in un editoriale (The post-fascism of Donald Trump, di Ishaan Tharoor) che spiega in modo esplicito come l’opposizione alla Casa Bianca si stia cristallizzando in giudizi sempre più estremi.

È quasi un anno che questo aggettivo ricorre sulla stampa americana. Il primo a utilizzarlo fu probabilmente il neoconservatore Robert Kagan che nel maggio scorso, in piena campagna elettorale, scrisse sempre sul Washington Post un articolo intitolato Ecco come il fascismo arriva in America. Kagan si riferiva, ovviamente, all’imprevisto successo di Donald Trump in un momento in cui nessuno poteva immaginare la sua vittoria elettorale.

Poche settimane dopo, sul New York Times, Ross Douthat si chiedeva in modo ancora più esplicito: Donald Trump è un fascista?. Nella sua analisi Douthat descriveva alcuni tratti del magnate che lo rendevano simile agli uomini forti che presero il potere in Europa negli anni Trenta del secolo scorso: l’autoritarismo, il nazionalismo radicale, l’avversione verso il pluralismo, la xenofobia, il razzismo, la misoginia. Per non parlare dello stile di comunicazione basato su continue menzogne utilizzate per manipolare il popolo.

Ma la discussione è dilagata e ha coinvolto l’accademia. Uno dei saggi più interessanti sul tema, appena pubblicato, è stato scritto da Enzo Traverso, storico e professore di Humanities alla Cornell University. Il titolo è: Trump’s Savage Capitalism, The Nightmare is Real (“Il capitalismo selvaggio di Trump: un incubo reale”). Alla domanda se Trump sia un “fascista del XXI secolo”, Traverso fornisce una risposta assai articolata. Perché effettivamente il modo in cui l’uomo si comporta ricorda una certa cultura in voga nell’Europa degli anni Trenta.

Per esempio, Trump è un uomo d’azione che disprezza gli intellettuali e non accetta critiche; che esibisce la sua virilità in modo aggressivo; che usa il razzismo e la xenofobia come armi per la propaganda; un leader che vuole espellere latini e islamici e li definisce «criminali e terroristi»; che difende i poliziotti che ammazzano i neri; che pretende di difendere i poveri offrendo condizioni ancora più vantaggiose ai ricchi. Il suo comportamento appare molto simile a chi, negli anni Trenta, identificava due nemici (gli ebrei e l’élite economica) per fornire al popolo arrabbiato un obiettivo comune contro cui scagliarsi.

Secondo Traverso, Trump ha scelto una tecnica molto simile: ha messo in un unico mucchio tutti i migranti non bianchi e li ha identificati come i nuovi ebrei; poi ha aizzato il popolo della provincia contro quello delle metropoli, identificando questo con l’establishment (da noi: la casta) corrotto, cosmopolita e – perdipiù – intellettuale.
Basta tutto ciò per identificare Trump come fascista? No, secondo Traverso.

Quella è una vecchia categoria che non può essere applicata per capire quello che sta accadendo oggi. Trump non è il fascismo che risorge perché non ha un’organizzazione per guidare le masse, ma le incanta attraverso la televisione; non promuove l’espansionismo militare, ma l’isolazionismo; non esalta una comunità razziale, ma l’individualismo. Il fascismo, nato dalla crisi che seguì la Grande guerra, predicava un nuovo ordine sociale, mentre Trump vuole consolidare quello attuale, dove lui ha enormi interessi da difendere.

Con le sue tendenze autoritarie – e populiste e razziste – Trump rappresenta una nuova forma di capitalismo selvaggio ed estremo. Qualcosa di nuovo rispetto al fascismo del secolo scorso, che Traverso definisce post-fascismo e che rischia di rendere obsoleta e inadeguata la vecchia politica. Una riflessione che vale la pena di assimilare e, forse, da applicare anche allo scenario europeo che sta evolvendo in direzioni simili.

[Foto in apertura di Jonathan Ernst / Reuters / Contrasto]

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