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27 marzo 2017

La piazza e l’odio catodico

I politici vanno in tv da trent'anni per confrontarsi con il Paese reale. Che oggi è diventato il vero protagonista dei talk presentati dai palinsesti italiani

Sebastiano Pucciarelli

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 25 marzo e in edizione digitale

Se almeno una volta negli ultimi quattro anni vi siete sintonizzati su Rete 4 intorno alle 21 (e lunedì fin oltre la mezzanotte), avrete assistito a collegamenti in esterna con gruppi di cittadini inferociti su questioni di immigrazione, criminalità, privilegi dei politici. «Le nostre amate piazze» le chiama il conduttore Paolo Del Debbio, artefice di quegli speakers’corner dell’indignazione catodica – il settimanale Quinta Colonna e il quotidiano Dalla vostra parte – che si collegano in diretta anche con 3 piazze insieme e che si sono guadagnati più di una parodia comica.

In verità l’invenzione di questi teatri della drammaturgia televisiva ha 30 anni tondi e si deve al capostipite dei talk show all’italiana: Samarcanda di Michele Santoro che nel 1987 metteva per la prima volta faccia a faccia i politici della moribonda Prima Repubblica – comodamente seduti in studio – con le masse dolenti del “paese reale” – all’addiaccio nelle piazze. Squarci di realtà e imprevedibilità preziosi per una tv ancora paludata, chiusa negli studi tv e nei palazzi istituzionali.

Trent’anni dopo, questi testimonial dell’indignazione popolare sembrano aver subito la stessa mutazione dei concorrenti del Grande Fratello: se quelli della prima edizione apparivano ignari delle dinamiche tv, i successori mostrano ben altra consapevolezza del loro ruolo in scena, riproducono parole e azioni che hanno visto dai loro predecessori, possibilmente alzando la soglia del dicibile e del visibile per evitare l’effetto-replica

È questo un primo segreto della fortuna della tele-piazze furenti: anche senza orchestrare la rabbia (e pure Striscia ha smascherato un paio di tarocchi), basta una conduzione disinvolta, che lasci correre anche le affermazioni più violente. La scorsa settimana alcuni comuni cittadini dicevano tranquillamente davanti alla telecamera de La7 «mettili nei forni, fai del sapone» e il padrone di casa Corrado Formigli notava che solo pochi anni fa nessuno avrebbe avuto il coraggio di dire cose simili in tv.

Conduzione abilmente “lassista” e inviati ridotti ad aste del microfono, ma anche semplificazione estrema del linguaggio. Siamo intorno a quelle 77 parole che comporrebbero il lessico di Trump secondo Philip Roth. Possono scoppiare guerre e crollare economie, nelle piazze dell’indignazione tv troverà spazio solo la triade immigrazione incontrollata – criminalità predatoria – privilegi della casta.

L’impaginazione grafica deriva dai contenitori di infotainment del daytime, quelli che nella tv anglofona si chiamano tabloid talk: schermo diviso tra studio e collegamenti, titolazione onnipresente e sensazionalistica, in cui fatti e opinioni sono indistinguibili e impossibili da attribuire a chicchesia. Cui prodest? Certo, potremmo parlare dell’agenda politica di alcuni giornalisti/testate/aziende – e non è difficile immaginare quali forze politiche possono meglio capitalizzare questa rabbia iper-mediatizzata – ma il vero obiettivo rimane l’incasso, gli ascolti.

Nulla di personale contro quei due programmi di Rete 4 – discorsi simili potrebbero farsi per altri titoli ad alto tasso di indignazione di casa Rai, Mediaset o La 7 – ma chiediamoci quanti e quali italiani guardano quegli show: i dati ci dicono che in questa stagione entrambi i programmi veleggiano sul milione di telespettatori, per un 5% di share (buono per Rete 4).

Ma sono le variabili socio-demografiche che ci danno le conferme più forti sullo spettatore-tipo: età oltre i 63 anni, livello d’istruzione elementare, residente in piccoli comuni. Lo spiegava bene Bowling for Columbine, l’indignazione e la paura restano l’arma migliore per tenere in casa davanti al teleschermo vaste schiere di spettatori e garantire così la sopravvivenza dello show e di chi lo fa.

[Foto in apertura di Stefano Dal Pozzolo/ Contrasto]

*autore e co-conduttore di Tv Talk – RaiTre

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