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27 marzo 2017

Lev Gudkov: la Russia di Putin ha nostalgia di Stalin

Il malcontento cresce. Ma il Presidente ha il consenso dell’86% dei russi. Lev Gudkov, il più importante demografo del Paese, ci spiega perché

Mattia Bernardo Bagnoli

Cominciamo dalla fine. «Lei ha difficoltà a definire il sistema di potere che vige in Russia? Non si preoccupi, siamo in due». L’intervista è conclusa e Lev Gudkov, direttore del Levada Center, l’unico istituto demoscopico indipendente russo e per questo finito nel mirino del Cremlino, si alza per accompagnarci alla porta. Le maniere da professore non lo abbandonano – ha insegnato anche in Italia, a Perugia – e mi rivolge una domanda che nessuno da anni mi faceva. «Lei dove ha studiato?».

Ha quello sguardo di ghiaccio mansueto tipico dell’intellighenzia moscovita della sua generazione. È la generazione che ha assistito al disfacimento dell’Unione Sovietica, agli anni follemente liberi di Boris Eltsin e alla “restaurazione” varata da Vladimir Putin.Un bel pezzo di storia. Con la ‘S’ maiuscola, ovviamente. Ma che, soprattutto, è ancora in corso.

«Il problema – spiega Gudkov – è che la maggior parte degli studi sui sistemi totalitari, che sia quello nazista o quello staliniano, si concentrano nei periodi di apice del regime e non esistono invece modelli che descrivono adeguatamente la decomposizione del totalitarismo: noi siamo probabilmente gli unici che stanno tentando di studiare questo fenomeno». Ovvero, stringi stringi, cosa “pensa” la Russia al tempo di Putin. Che poi è il motivo per cui il Levada Center dà così fastidio, tanto da essere stato bollato «agente straniero» dal governo…

► Continua nel nuovo numero di pagina99 in edicola dal 25 marzo e in edizione digitale

[Foto in apertura di Wojtek Laski / East News / Gamma / Contrasto]

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