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26 marzo 2017

Passeggiata romana con Eshkol Nevo

A spasso per le vie del centro capitolino, con lo scrittore israeliano. Parlando del suo ultimo romanzo, "Tre piani". Ma anche di Freud e della questione palestinese

Francesco Longo

Tutte le volte che uno scrittore straniero arriva a Roma si ritrova inevitabilmente sulle orme dei grandi autori del passato in viaggio in Italia. E così ogni itinerario in città aggiunge una pagina alle Passeggiate romane di Stendhal. L’israeliano Eshkol Nevo è uno scrittore che ama camminare.

Capita che in Israele, con i suoi studenti di scrittura creativa, preferisca muoversi per dialogare con loro: passeggiare, sostiene, fa dire cose diverse e «fa bene alla zona lombare». È appena uscito da noi il suo ultimo romanzo, Tre piani (come i suoi precedenti per Neri Pozza). In un condominio non lontano da Tel Aviv tre famiglie affrontano tempeste emotive.

Il romanzo è affidato a tre voci che intonano dolorose confessioni: uno sfogo, una lettera sfiancante a un’amica, una serie di messaggi a una vecchia segreteria telefonica. Tre piani è un romanzo in cui le anime si mettono a nudo rivelando segreti sepolti, colpe indicibili, dolore antico e fragilità umana. In un Israele stordito dal profumo di gelsomino e assediato dal deserto, anche questi personaggi sono inebriati dalle passioni e circondati di sabbia.

La passeggiata con Nevo comincia a piazza del Popolo e raggiunge subito la Casa di Goethe. Goethe sogna la classicità italiana. Viene in viaggio a Roma, ne resta abbagliato, e poi scrive: «Confrontando il mio stato d’animo di quando ero a Roma, non sono stato da allora mai più così felice». Nevo conosce bene la letteratura italiana: in Tre piani fa riferimento a La storia di Elsa Morante. «Oltre a lei leggo Cristina Comencini, Paolo Giordano, Erri De Luca, Alessandro Piperno»…

► Continua nel nuovo numero di pagina99 in edicola dal 25 marzo e in edizione digitale

[Foto in apertura di Eddie Gerald / Laif / Contrasto]

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