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19 marzo 2017

Teresa Ciabatti nel camerino dell’usato

La scrittrice Chiara Valerio ha incontrato l’autrice de "La più amata". E l’ha portata da uno straccivendolo. Perché gli abiti sono una chiave di lettura del romanzo

Chiara Valerio

Io sono la regina, mi rimiro nello specchio. Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre. Diventa la mia ossessione. Non ci dormo la notte, allontano amici e parenti, mi occupo solo di questo: indagare, ricordare, collegare. A quarantaquattro anni do la colpa a mio padre per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato. Litio ed Efexor prima, Prozac e Rivotril poi, colpa tua, solo colpa tua, papà. «E non hai nemmeno voglia di stare qui dentro», penso io mentre cerchiamo di girarci, e guardarci in faccia in un negozio di vestiti usati a Roma, in Via del Governo Vecchio, e cominciare a parlare. C’è odore di detersivo secco di pelle, e di polvere.

Sorrido. «Non ho capito perché siamo qui?»
«Non ti piacciono i vestiti usati?»
«Ma come ti permetti?»
«Io ne compro un sacco, adoro i vestiti usati.»
«Pezzente.»

Eppure penso che gli abiti, appesi, ordinati, inutili come arcangeli ai quali nessun dio dia più un ordine (Yourcenar), usati come questi in mezzo ai quali stiamo, o nuovi, come quelli che si intravvedono – a colori forti su tramezzi bianco antartico – iper-nuovi dunque e forse, sono una delle chiavi di lettura de La più amata di Teresa Ciabatti (Mondadori, 2017). «Quindi non ti è piaciuto?» La storia è inventata, come ogni storia, («comunque carissima, parla per te e per quello che scrivi tu»). Una bambina – Teresa Ciabatti come tutti – nasce in una ricca famiglia della provincia toscana, a Orbetello per l’esattezza.

Genitori medici (padre primario, madre anestesista costretta prima a ritirarsi dalla professione, poi a dormire per un anno, «guarda che se scrivi tutto quello che blateri le persone non legge ranno mai il libro»), uno zio, fratello del padre che ha partecipato al golpe Borghese (e una clinica sulla Cassia dove nessuna richiesta di estradizione lo avrebbe raggiunto è stato il suo porto franco per anni), un altro zio (palazzinaro, se il termine avesse senso oltre i confini dell’Urbe), e  un fratello gemello (tennista, soprattutto,  poi possessore di anfibi).

► Continua nel nuovo numero di pagina99 in edicola dal 18 marzo e in edizione digitale

[Foto in apertura dall’album di famiglia di Teresa Ciabatti]

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