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15 marzo 2017

In Cina il sistema bancario più grande del mondo

Ha più asset dell’Eurozona. Ma così l’economia locale dipende troppo dal credito degli istituti

Cecilia Mussi

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dall’11 marzo e in edizione digitale

Da un lato la notizia certifica l’accresciuta influenza di Pechino nel mondo finanziario globale; dall’altro il fatto che le banche cinesi siano ufficialmente quelle con più asset in pancia – anche più di quelle della zona euro che finora detenevano il primato – è anche un sintomo di una profonda, eccessiva dipendenza dell’economia del gigante asiatico dagli investimenti degli stessi istituti di credito. Una dipendenza aggravata «da una inefficiente allocazione delle risorse e soggetta a un enorme rischio del credito», rileva sul Financial Times l’economista Eswar Prasad, docente alla Cornell University ed ex capo della divisione cinese del Fmi.

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Se il Pil di Pechino aveva superato quello europeo nel 2011, il sorpasso anche sotto il profilo della ricchezza delle banche c’è stato solo alla fine del 2016, quando gli istituti cinesi hanno toccato quota 33 mila miliardi di dollari, contro i 31 mila miliardi della zona euro, i 16 mila degli Stati Uniti e i 7 mila miliardi di dollari del Giappone. Sono cinesi le tre più grandi banche del mondo secondo la classifica stilata da Thomson Reuters: Industrial and Commercial Bank of China, China Construction Bank e Agricultural Bank of China. Ma non c’è solo da festeggiare.

Gli analisti notano come la situazione stia favorendo investimenti troppo dispendiosi, e pericolosi, in un Paese dove i livelli di debito sono preoccupanti: i governi locali fanno un pesante ricorso ai prestiti delle banche per finanziare le infrastrutture, «ma c’è molto credito sovrano nascosto dentro questi prestiti, il che distorce il quadro quando si fa un confronto con altri Paesi, perché in tutti gli altri i governi prendono in prestito soldi semplicemente dal mercato finanziario. La situazione cinese è unica nel suo genere», avverte Hou Wei, analista alla Sanford C. Bernstein & Co. «Il governo cinese», chiosa Prasad, «ha un approccio ambivalente ai mercati finanziari: li considera utili per distribuire le risorse, ma nello stesso tempo impedisce loro di operare liberamente, e ciò acuisce volatilità e scarsa efficienza».

[Foto in apertura di Jason Lee / Reuters / Contrasto]

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