Seguici anche su

15 marzo 2017

Così Mosca vuole mandare il suo candidato all’Eliseo

Parigi blocca il voto elettronico per paura di cyberattacchi del Cremlino. Ma l’influenza russa passa soprattutto per disinformazione e rapporti politici

Francesco Maselli

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dall’11 marzo e in edizione digitale

Lunedì 6 marzo il ministero degli esteri francese, dopo un consiglio di difesa dedicato al tema, ha comunicato che non sarà utilizzato il voto elettronico per i francesi residenti all’estero in vista delle prossime elezioni. La decisione è stata presa «sulla base delle raccomandazioni degli esperti dell’Agenzia Nazionale della sicurezza dei sistemi informatici a causa delle minacce estremamente elevate di cyber attacchi che potrebbero non consentire il corretto svolgimento del voto elettronico», si legge nel comunicato. Il governo francese era da tempo preoccupato per eventuali attacchi informatici «alcuni dei quali hanno l’obiettivo di nuocere alla nostra sovranità», secondo Jean-Yves Le Drian, ministro della Difesa.

Il 14 febbraio il sito di En Marche! il movimento di Emmanuel Macron, è stato inaccessibile per alcune ore, a causa di un attacco informatico; il suo segretario generale, Richard Ferrand, ha denunciato dalle colonne del Monde «migliaia di attacchi informatici mensili» che «provengono dall’Ucraina», e sarebbero orchestrati dalla Russia. I tentativi d’influenza russa nelle elezioni delle democrazie occidentali sono noti, come dimostra ciò che è successo negli Stati Uniti. Sta succedendo anche in Francia o si tratta di un’ondata di russofobia?

 

Indebolire l’asse con Berlino

Daniel Ventre, ricercatore al Centre national de la recherche scientifique (Cnrs) ed esperto di sistemi informatici, spiega a pagina99 che è difficile esserne certi: «La difficoltà più grande consiste nell’attribuzione degli attacchi: se una serie di indizi può orientare lo sguardo verso un “colpevole”, l’errore di attribuzione è sempre possibile. È una delle ragioni principali per cui le strategie nel cyberspazio sono particolari, perché sono tutte costruite sull’incertezza della fonte degli attacchi».

Ma, concretamente, quali sono le attività informatiche che preoccupano i candidati e il governo stesso? «Alcuni attacchi potrebbero essere mirati a manomettere il sistema di voto elettronico influenzando concretamente i risultati» e da qui la decisione del governo di evitare rischi inutili.

Ma il secondo caso è meno difficile da contrastare, continua il professore: «Si tratta di operazioni di pirateria informatica su computer e smartphone dei comitati elettorali, magari dei candidati stessi. Questi attacchi possono disturbare l’organizzazione della campagna, distraendo le équipes o impedendo loro di lavorare con continuità. Gli hacker potrebbero anche rubare dati sensibili dei candidati o dei loro elettori, per conoscerli meglio, per capire quali messaggi inviare a livello di propaganda».

Se provare che la Russia interviene direttamente con delle azioni cybernetiche è complicato, le influenze a livello di propaganda sono fuori discussione. «Indebolire l’asse franco-tedesco e rendere meno stabile il legame transatlantico con gli Stati Uniti» sono obiettivi a lungo termine perseguiti dal Cremlino e abbastanza noti secondo Julien Nocetti, ricercatore dell’Institut français des relations internationales (Ifri), che spiega come i russi cerchino di influenzare l’opinione pubblica francese.

 

La rete dei siti pro-Mosca

Le attività di propaganda sono quasi alla luce del sole, per quanto negate dai diretti interessati. A portarle avanti siti e canali di news molto aggressivi come Sputnik e RT, due media russi in lingua francese lanciati nel 2014, finanziati al 100% dall’agenzia governativa, Rossia Segodnya “la Russia di oggi”, e diretti dalla stessa persona: Margarita Simonyan.

L’apertura di questi canali non è una novità ma «si iscrive in una tradizione», ci spiega Cécile Vaissié, direttrice del dipartimento di studi russi all’università di Rennes e autrice del libro Les Réseaux du Kremlin en France (Le Reti del Cremlino in Francia, Les Petits Matins, 2016): «Mosca ha aperto dei canali di informazione in lingua straniera come altri Paesi europei, ma con una fondamentale differenza: France 24 o Bbc fanno giornalismo, Sputnik e RT sono organi di propaganda. La loro funzione è imporre un certo modo di interpretare la realtà, affermare una determinata scala di valori».

 

L’arma delle fake news

Secondo Nocetti i grandi investimenti in Sputnik o RT non sono altro che la continuazione della guerra con altri mezzi: «Oggi è meno caro influenzare i media piuttosto che ricorrere ai classici strumenti di dissuasione militare. Sputnik e RT sono considerati dei mezzi strategici da Mosca: bisogna capire che i russi pensano di trovarsi in una situazione di conflittualità con l’Occidente; questi canali di informazione sono semplicemente uno dei mezzi con cui il Cremlino affronta il conflitto, sono delle armi».

L’azione di propaganda, secondo il settimanale Obs che ha dedicato al tema un lungo reportage, si concretizza in due modi. Il primo è la diffusione di articoli virali che attaccano il lavoro dei media occidentali, accusati di produrre notizie false; filmati, ad esempio sulla guerra civile siriana, visti centinaia di migliaia di volte, che accreditano le versioni ufficiali del regime siriano e del governo russo.

Il dibattito è inquinato anche con l’invenzione di vere e proprie bufale, come quella che attribuisce il disastro del volo Germanwings all’aviazione americana o l’insinuazione secondo cui Hillary Clinton sia un cyborg perché «non suda».Queste fake news vengono rese virali drogando gli algoritmi dei social network attraverso false interazioni gestite da robot.

Secondo Vaissié, l’obiettivo è dare una visione distorta della società francese: «Questi media annunciano sistematicamente attentati, violenze, o eventi drammatici per dare l’impressione che la Francia sia sull’orlo di una guerra civile, con lo scopo di promuovere un’immagine ansiogena della realtà».

 

Una nuova egemonia culturale

L’impatto della propaganda sarebbe relativo se la Francia oggi fosse in una situazione stabile, continua la ricercatrice, ma «il Paese attraversa una crisi profonda, s’interroga sulla sua identità, sul suo modo di stare in Europa, sulla sua capacità di resistere al terrorismo. In un contesto del genere la propaganda ha un peso non trascurabile».

L’esercizio dell’influenza su diversi piani è fondamentale nella strategia russa. Ma, dice Vaissié, in questo caso è difficile parlare di vero e proprio coordinamento da parte di Mosca: «Si tratta piuttosto della costruzione di una egemonia culturale. Nei media russi in lingua francese sono regolarmente invitati personaggi noti della fachosphère, del Front National o dei settori più reazionari della destra. Si assiste a uno scambio: i francesi utilizzano i media russi per accreditarsi come esperti, i russi guadagnano persone con idee a loro vicine».

Parliamo di personaggi come Jean-Yves Le Gallou, ex quadro del Front National, fondatore del sito di “informazione alternativa” polemia.com e noto negazionista o Jacques Sapir, prima sostenitore di Jean-Luc Mélenchon e adesso economista molto aggressivo del fronte no euro. Fondamentali, nell’azione di propaganda, sono i legami con personaggi politici di primo e secondo piano.

«I russi hanno un talento nell’identificare degli uomini o donne di relativo potere e “reclutarli”. Alcuni sono i cosiddetti idiots-utiles, utili idioti, intellettuali che sposano le idee russe», spiega Nocetti, «ma altri sono politici che possono essere utilizzati per difendere meglio le posizioni russe su questioni internazionali come il terrorismo o l’immigrazione, ma anche su argomenti interni, come la difesa della religione cristiana e della famiglia tradizionale. Alcuni membri del comitato di amicizia franco-russa, associazione dell’Assemblea Nazionale, sono molto legati a Mosca».

 

Gli idiots-utiles

Nocetti si riferisce in particolare a Thierry Mariani e Nicolas Dhuicq, deputati del partito di centro destra Les Républicains che hanno guidato una delegazione di dieci deputati francesi in Crimea, mandando su tutte le furie Laurent Fabius, ministro degli esteri. Altrettanto noto è l’interesse russo nei confronti del Front National, che ha ricevuto anche cospicui finanziamenti da un banca moscovita. Marine Le Pen ha subito riconosciuto il referendum sulla Crimea, è andata più volte in Russia ricevuta da figure molto importanti come Sergueï Narychkine, presidente della Duma e Alexeï Pushkov, presidente della commissione affari internazionali.

«Il rapporto tra la Russia e il Front National non è nuovo», spiega Vaissié «Jean Marie Le Pen ha per lungo tempo mantenuto contatti in Russia, ma le relazioni hanno fatto un salto di qualità con la figlia, che ha individuato in Putin un modello da seguire. Essere ricevuti in pompa magna da personaggi come Narychkine o Pouchkov, non è banale. Marion Maréchal è stata molto abile ad utilizzare l’associazione di amicizia franco-russa dell’Assemblea Nazionale per organizzare più viaggi in Russia e tessere rapporti molto importanti per entrambe le parti». A maggio si vedrà quanto è servito l’investimento di Mosca sulla campagna francese.

 

[Foto in apertura di Mikhail Galustov / Redux / Contrasto]

Altri articoli che potrebbero interessarti