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12 marzo 2017

Quantitative easing, l’Italia ha sprecato l’occasione di Draghi

La politica espansiva della Bce ci ha consentito di abbattere gli interessi sul debito. Ma le fragilità del nostro sistema sono ancora tutte lì

Renzo Rosati

Appena tre mesi rischiano di mandare in soffitta la politica del denaro facile – il Quantitative easing – garantita finora dalla Banca centrale europea di Mario Draghi; e a partire dal 2018 di chiedere all’Italia costi di finanziamento del suo debito-monstre doppi, o giù di lì, di quelli attuali. Era l’8 dicembre 2016 quando Draghi annunciò che gli acquisti di titoli pubblici, e in parte privati, a carico della Bce sarebbero proseguiti oltre la scadenza fissata a marzo 2017, sia pure al ritmo di 60 miliardi mensili anziché 80, per tutto quest’anno «e anche oltre se sarà necessario».

E questo per la previsione di una ripresa europea ancora debole e di un tasso d’inflazione, l’obiettivo al quale il Qe è collegato, ben lontano dall’essere «prossimo al 2%». Uno scenario che Draghi allungava allora anche all’intero prossimo anno, magari fino al 2019 che segna (a novembre) il termine della sua presidenza dell’Eurotower. In 90 giorni tutto sembra cambiato.

Le stime di crescita del Pil dell’eurozona, per quanto non esaltanti e soprattutto differenti tra Paese e Paese, con l’Italia in coda, sono state per due volte riviste al rialzo dalla Commissione di Bruxelles. Ma soprattutto è cresciuta oltre le attese proprio l’inflazione: quella prevista nella zona euro è ora dell’1,7%, un punto e mezzo più dell’anno scorso e sei decimali oltre le stime di dicembre. A febbraio, poi, i prezzi in Europa sono aumentati del 2%, esattamente il target della Bce, e in Germania sono anche andati oltre, al 2,2.

Perfino l’Italia, dopo anni di consumi e prezzi stagnanti, ha contribuito con l’1,5%. Dunque se tre mesi fa la Banca centrale faceva il tagliando alla deflazione, ora deve farlo all’inflazione. Parte dei rincari sono certamente dovuti ai prodotti energetici. Ma a consolidare il trend sono anche le vendite di auto, il famoso carrello della spesa (alimentari e beni di prima necessità), e una timida ripresa del mercato immobiliare…

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[Foto in apertura di Kai Pfaffenbach / Reuters / Contrasto]

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