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10 marzo 2017

La Brexit è una bomba nucleare per l’Euratom

Londra uscirà anche dall’Euratom. E dovrà riscrivere ogni accordo per le centrali e la sanità

Filippo Campostano

Dal  nuovo numero di pagina99 in edicola dall’11 marzo e in edizione digitale

Che cosa accadrà al nucleare britannico dopo la Brexit? La questione, affrontata nei giorni scorsi dal Financial Times, è un esempio illuminante di quanto sia complicato il divorzio tra Londra e Bruxelles. Perché il nucleare europeo è sotto il controllo dell’Euratom, fin dalla sua creazione, nel 1957, in seguito al trattato di Roma.

La Gran Bretagna aderì all’organizzazione nel 1973, quando entrò nella Comunità. E il dossier nucleare appare come uno dei più complicati da dipanare. Le aree a rischio sono diverse: la più inquietante è quella delle centrali nucleari. La Gran Bretagna ne ha otto (che producono il 20% dell’energia elettrica del Paese) più una in cantiere (approvata nel settembre scorso per un investimento di 18 miliardi di sterline) e altre cinque in via di approvazione.

Il primo problema è che tutti i trasporti e gli scambi di materiale nucleare all’interno dell’Unione europea – dal combustibile per i reattori agli isotopi utilizzati per i trattamenti contro il cancro – sono regolati dall’Euratom. Uscendo dall’organizzazione Londra dovrà riformulare decine di accordi per la sicurezza e per la ricerca, indispensabili non solo per spostare i materiali, ma anche per mantenere l’accesso alle tecnologie nucleari. La Gran Bretagna è impegnata nella ricerca del Jet (Joint European Torus), il più grande esperimento al mondo nella fusione nucleare: e anche questa attività (che vale miliardi di investimenti) va riformulata da zero.

Presso l’impianto di Sellafield (sulla costa del mare d’Irlanda, Contea di Cumbria) sono conservate 126 tonnellate di plutonio, abbastanza per costruire 20 mila bombe nucleari: è il più grande deposito civile di plutonio del pianeta, e contiene materiale fissile riprocessato che viene da combustibile in arrivo da paesi come Germania, Svezia, Francia, Olanda, Italia. Che succederà di quel materiale dopo l’uscita dall’Euratom, che gestisce la sicurezza dell’impianto e che ha una sede, attrezzature, personale proprio a Sellafield?

Anche il settore medico potrebbe entrare in crisi. Tutti gli isotopi usati in Gran Bretagna sono importati dall’estero. E anche in questo caso tutto (compresi i trasporti) è regolato dall’Euratom. Londra dovrà riscrivere ogni regola, riformulare accordi, assumere nuovi tecnici. E d’altra parte sembra impossibile che Londra possa restare dentro Euratom, che è gestita dalla Commissione europea. Il tempo stringe.

[Foto in apertura di David Moir / Reuters / Contrasto]

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