Seguici anche su

7 marzo 2017

Moschee e Corano, la Turchia di Erdogan si mette il velo

«Alleveremo generazioni di musulmani devoti», promise Erdogan nel 2012. Cinque anni più tardi, grazie alle sue politiche, quella profezia è già divenuta realtà

Marta Ottaviani

L’allora premier, Recep Tayyip Erdogan, durante un discorso ufficiale nel 2012, lo aveva promesso: avrebbe fatto in modo che in Turchia crescessero «generazioni di musulmani devoti». A quasi cinque anni da quelle parole, il Paese si trova davanti a un’ondata di conservatorismo religioso senza precedenti, tanto da far parlare, senza mezzi termini, di islamizzazione.

Per ottenere questo risultato, destinato ad avere effetti di lunga durata sulla società, Erdogan ha operato riforme controverse, come la liberalizzazione progressiva del velo islamico, ma soprattutto il cambiamento del sistema di istruzione, che consente alle famiglie di inviare i loro figli alle imam-hatip, scuole vocazionali dove si formano gli imam, già da quando hanno 10 anni. Provvedimenti ai quali va aggiunta l’esplosione di nuovi edifici religiosi.

I dati della Diyanet, l’Autorità per gli Affari religiosi, che amministra il culto in Turchia, parlano chiaro. In dieci anni nel Paese sono state costruite oltre 8.000 moschee, anche in aree dove non ve ne era bisogno. La città turca con la maggiore concentrazione di luoghi di culto è Istanbul, con 3.362 moschee, seguita da Konya, la città più religiosa della Turchia, dove si trova la tomba del pensatore sufi Mevlana e che di moschee ne conta 3.166. Terza la capitale Ankara con 3.041 moschee. Se nella megalopoli sul Bosforo, con i suoi quasi 15 milioni di abitanti, c’è una moschea ogni 4.500 residenti circa, il rapporto nelle altre città è ben diverso.

Konya con la sua città metropolitana, ha una popolazione di 2 milioni di persone, quindi qui c’è un luogo di culto ogni 631 abitanti. In altre località il rapporto è ancora più impressionante. A Samsun, sul Mar Nero, ci sono 2.700 moschee per 605 mila abitanti, quindi una ogni 224. A Kastamonu, nell’Anatolia profonda, i luoghi di culto sono 2.603 per 128.500 abitanti, quindi una moschea ogni 49 persone…

► Continua nel nuovo numero di pagina99 in edicola dal 4 marzo e in edizione digitale

[Foto in apertura di Romain Champalaune / Rea / Contrasto]

Altri articoli che potrebbero interessarti