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6 marzo 2017

Marco Bentivogli: ecco perché la Silicon Valley sbaglia tutto sul lavoro

Parla Bentivogli, leader Fim. Critica Bill Gates: «Bisogna detassare il lavoro, non l’innovazione». Boccia Elon Musk. E immagina un nuovo sindacato

Gabriella Colarusso

Bill Gates, il magnate americano che ha fondato la sua fortuna sull’innovazione, propone di tassare i robot per compensare la perdita di posti di lavoro dovuta all’automazione. Pensate se negli anni Ottanta avessimo seguito il suo consiglio: nelle cabine di verniciatura della Fiat di Vittorio Ghidella – anno 1979, Mirafiori – probabilmente non sarebbero mai entrati i primi robot e la Comau non sarebbe diventata nei decenni successivi un leader globale del settore. Dalla California possiamo importare molte cose, lo spirito imprenditoriale, la capacità di aprirsi al mondo. Ma la prospettiva di un futuro senza lavoro «va rispedita al mittente».

Marco Bentivogli dal 2014 è alla guida di una categoria di lavoratori che con le trasformazioni della fabbrica fa i conti da trent’anni: i metalmeccanici Fim-Cisl. «Pensare di tassare l’innovazione è una follia. Seguendo questa logica, dovremmo tassare anche i bancomat perché hanno sostituito i cassieri o i distributori automatici perché hanno soppiantato i benzinai», ci dice. «E non sono nemmeno d’accordo con quello che suggerisce Elon Musk. Questa idea che il futuro sarà fatto da un 10% di lavoratori iper-professionalizzati e dal 90% che vive col reddito universale è sbagliata».

Eppure la rivoluzione procede rapida: la società senza lavoro non è più una utopia – o distopia – da futuro remoto.
«Partiamo dai numeri. Secondo i dati del World Economic Forum, dal 2015 in poi il costo orario di un robot e quello di un lavoratore umano si sono avvicinati, fino ad eguagliarsi. Si stanno introducendo rapidamente i cosiddetti robot collaboratavi, con capacità cognitive, e questo cambierà il loro utilizzo. La soluzione non è tassarli. L’Italia ha già un costo del lavoro per unità di prodotto altissimo, inversamente proporzionale alla dimensione delle nostre imprese. Con nuove imposte, le aziende di medie dimensioni e piccole, sotto i 20 o 10 dipendenti, già in difficoltà, non avrebbero più possibilità di innovare. Sarebbero tagliate fuori dal mercato»…

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[Foto in apertura di Yoshikazu Tsuno / Gamma-Rapho / Contrasto]

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