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2 marzo 2017

Via Toshiba, negli Usa il nucleare è spacciato

Il colosso giapponese annuncia la fine della produzione di impianti. Costi troppo elevati e mancanza di sicurezza le motivazioni principali

Cecilia Mussi

 Dal nuovo numero di pagina99, in edicola dal 25 febbraio e in edizione digitale

Lo scorso 14 febbraio il presidente di Toshiba Shigenori Shiga ha annunciato le proprie dimissioni dopo che l’azienda ha previsto, nel comparto del nucleare, una perdita di valore di 6,3 miliardi di dollari. Non solo: l’intera Toshiba ha dichiarato la volontà di ritirarsi dal business degli impianti nucleari. Per questo venderà le proprie partecipazioni azionarie della controllata americana Westinghouse Electric Company, che il colosso giapponese aveva finito di acquisire una decina d’anni fa per 5,4 miliardi di dollari: l’idea, all’epoca, era dare vita a una nuova generazione di reattori più piccoli, più sicuri, più economici.

Poi, è arrivata una realtà diversa: i costi dei reattori si sono rivelati crescenti e troppo alti, i lavori per gli impianti in costruzione – come quelli in Carolina del Sud e Georgia – sono in ritardo di tre anni sulla tabella di marcia e hanno sforato il budget previsto di miliardi di dollari. L’azienda ha assicurato che porterà avanti fino alla fine i progetti di costruzione già in corso. Ma la notizia, secondo molti osservatori, porta inevitabilmente con sé la fine del nucleare nel futuro degli Stati Uniti.  «La fine di Toshiba riflette la lenta caduta dell’energia nucleare in gran parte del mondo», ha scritto James Temple sulla Technology Review del Mit.

La rinascita del nucleare che ci si attendeva non c’è stata (anche se in Cina, Russia, Corea del sud e India si va avanti su questa linea), è un castello in aria che ha iniziato a vacillare un lustro fa e ora è chiaro che poggiava su fondamenta poco solide, perché i costi sono saliti mentre il prezzo del gas naturale si è abbassato, e in mezzo ci sono stati il disastro di Fukushima e una regolamentazione del settore sempre più stringente per garantire sicurezza.

Gli impianti oggi esistenti negli Stati Uniti si fondano sull’hardware di Toshiba: servirà un combinato disposto di  politiche di supporto e di tecniche nuove di costruzione se si vuole ancora andare avanti, ha spiegato Mike Ford, ricercatore al Carnegie Mellon proprio sui temi dello sviluppo dell’energia nucleare.

[Foto in apertura di Thomas Peter / Reuters / Contrasto]

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