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1 marzo 2017

Editing genomico, migliorare i geni ora si può ma è giusto?

Il via libera degli esperti sullo scopo terapeutico rivela l’incapacità dell’élite scientifica di affrontare il vero tema: dove deve fermarsi la ricerca?

Angela Simone

È lecito far nascere esseri umani geneticamente modificati? È possibile tracciare un confine fra interventi con finalità terapeutiche e quelli di potenziamento o selezione di requisiti specifici? E, ancora, quali sono i possibili effetti a lungo termine di questo tipo di interventi? La pubblicazione, il 14 febbraio, del report Human Genome Editing: Science, Ethics, and Governance con cui alcuni dei massimi esperti del settore hanno aperto all’uso del genome editing – insieme di tecniche biotecnologiche che consentono di modificare il Dna in modo molto più preciso, semplice ed economico di quanto sia stato possibile finora – su cellule germinali umane a fini terapeutici ha riaperto il dibattito sui limiti alle sperimentazioni di queste tecnologie.

Il rapporto è frutto del lavoro di 22 esperti in biomedicina e bioetica provenienti da Canada, Cina, Egitto, Francia, Germania, Israele, Italia, Spagna, Regno Unito e Usa. Proprio gli Stati Uniti erano stati i promotori del report, attraverso le due accademie scientifiche nazionali di medicina e di scienza che a Washington, a fine 2015, avevano organizzato il primo simposio internazionale di riflessione sull’editing del genoma applicato all’ambito umano, insieme alle accademie scientifiche di Regno Unito e Cina.

L’esito di quel convegno fu un’apertura all’uso delle tecniche anche su cellule embrionali e germinali – le cellule uovo e gli spermatozoi che se modificati e utilizzati per dar vita a un embrione, trasportano l’informazione genetica modificata anche alle generazioni successive – ma per soli scopi conoscitivi, quindi per esperimenti di ricerca di base (quali gli studi per capire meglio i meccanismi che portano alla formazione del feto o i fattori che danno luogo alla sterilità) che non proseguissero con la formazione di un embrione umano.

L’altro risultato fu la costituzione di un gruppo di studio per compilare un vero e proprio vademecum per la comunità scientifica che adopera in laboratorio le tecniche di editing del Dna e per coloro che dovranno regolare il settore. Il report rilasciato in questi giorni fa un passo oltre, per molti ampiamente discutibile. Come detto, il gruppo di esperti apre alla modifica genetica («dovrebbe essere permesso») delle cellule germinali anche per uso terapeutico al fine di scongiurare, per esempio, che genitori portatori di gravi difetti genetici – come i geni difettosi che portano all’anemia falciforme o alla fibrosi cistica – possano trasmetterli ai figli…

►Continua nenuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale

[Foto in apertura di Roger Wright / Getty Images]

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