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28 febbraio 2017

Fiscal Compact, ovvero come far crescere il debito Ue

Il patto è stato un fallimento, il rosso dell’eurozona è salito di oltre l’1%. Ma niente alibi: con o senza accordo l’Italia deve ridurre il suo deficit

Renzo Rosati

 Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 25 febbraio 2017 o in edizione digitale

Matteo Renzi non se ne è dimenticato neppure nelle ore convulse della scissione nel Pd: «Oggi l’Europa ha un passaggio fantastico, la discussione sul Fiscal compact. Nel 2010 si disse sì cambiando la Costituzione. Rivedere quelle regole non è facile ma è un dovere per chi ha fatto una battaglia contro l’austerity e la tecnocrazia». In realtà il Fiscal compact fu discusso nel 2010, proposto dalla Germania al Consiglio europeo nel 2011, con il consenso di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti allora al governo, ma venne approvato a gennaio 2012, ratificato dal Parlamento italiano e inserito nella Costituzione nel luglio successivo, in era Mario Monti, con il sì di Pd-Forza Italia-Udc.

Governi e Commissione di Bruxelles possono revisionarlo nei prossimi mesi, modifiche che scatterebbero dal 2018 con l’inserimento definitivo nei trattati della Ue. Perché finora in quei trattati il Fiscal compact non c’è. Ma di che si tratta? Al centro c’è l’obbligo di ridurre ogni anno il debito pubblico di un ventesimo della parte che eccede il 60% del Pil. Una tagliola che si aggiunge alla regola di non superare il 3% di deficit, anzi di azzerarlo in tempi rapidi. Azzeramento che per l’Italia non è la parità perfetta ma, tenuto conto di altri fattori, lo 0,5% di disavanzo strutturale.

Significa che il debito, oggi oltre il 133% del Pil e in cifra assoluta di 2.217 miliardi, dovrà essere tagliato di circa il 65% dall’anno prossimo, una cifra insostenibile? No, vuol dire che dovrà scendere di 3,6 punti in rapporto al Pil. Se questo aumentasse dell’1,5% (traguardo lontano per l’Italia, ma meno della crescita media europea), con un altro 1,5 di avanzo primario al netto degli interessi sarebbe “sufficiente” un taglio di 5-6 decimali. Otto miliardi. Che scenderebbero negli anni successivi.

Il problema è che, con le elezioni in arrivo, Pier Carlo Padoan ha già difficoltà a far digerire una correzione di 3,4 miliardi. Ancora: quest’anno vanno al voto francesi e tedeschi, con esito incerto soprattutto per la Francia. Se non vincerà Marine Le Pen (in questo caso tutti questi discorsi finiranno nel cestino assieme all’euro) è importante capire se il titolare dell’Eliseo sarà l’ex socialista Emmanuel Macron, più vicino alla linea anti-austerity renziana, o il post-gollista François Fillon, pronto a rinnovare l’asse con Angela Merkel.

Gli ultimi sondaggi Opinionlab danno Macron in discesa, appaiato a Fillon ammaccato ma vivo. Per l’Italia la vittoria di Fillon restringerebbe i margini di trattativa sul Fiscal compact, che pure esisterebbero: l’accordo infatti prevedeva anche di favorire investimenti e occupazione. Mentre a fine anno scade il Quantitative easing della Bce, e benché Mario Draghi ipotizzi acquisti selettivi in pratica Btp italiani e Oat francesi, il nostro debito diverrà più caro, le manovre di bilancio più complicate.

«È sconcertante come da noi se ne parli poco, se non per la campagna anti-euro di grillini e leghisti», dice a pagina99 un importante banchiere italiano. «Eppure le maggiori operazioni finanziarie iniziano a prevedere clausole contro il rischio di disgregazione dell’euro». L’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit mette in guardia dall’eventualità che «uno o più Paesi nella moneta unica indicano referendum per adottare valute alternative». E la variabile “eurexit” è prevista anche nell’offerta per ora informale della francese Psa per acquisire la Opel dalla General Motors: la trattativa è prevista in dollari, non in euro.

Qualche cifra quantifica il rischio-Italia: «Si parla di un 15-20% di possibilità di uscita dall’euro», dice il nostro interlocutore. «Ma non dimentichiamo i pronostici ottimistici sbagliati, dalla Brexit in poi». Dunque le possibilità di ammorbidire il Fiscal compact non sono molte. Eppure il patto è stato finora un insuccesso: il debito medio dell’eurozona è passato dall’89% del 2012 al 90,1% del 2016.

La Francia dal 90,6 a quasi il 100%. La Spagna dall’86 al 100,9%. Rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi, il debito spagnolo è aumentato di 183 punti, quello francese di 52, quello italiano di 33. Solo in Germania il debito è calato fin quasi al 60%. Le critiche degli economisti keynesiami come Kenneth Arrow e Robert Solow, e quelle ancora più nette di Thomas Piketty, restano fondate. Ma agitarsi a vuoto può presentare all’Italia un conto ancora più salato.

Un rapporto di Mediobanca Securities che per il titolo “Il rischio ridenominazione in altra valuta del debito italiano si riduce nel tempo” è stato strumentalizzato da grillini, leghisti e dintorni, snocciola alcune cifre. Innanzi tutto il “rischio si riduce” ma non per gli italiani perché dal 2013 i Btp contengono la Clausola di azione collettiva (Cac) che consente ai creditori, se superano il 25% del totale, di rivalersi contro il Tesoro.

I titoli vincolati dai Cac ammontano a 902 miliardi; il Tesoro potrà non riconvertirli, poniamo, in lire, pagandone però capitale e cedole con un aggravio del 30-40% per la svalutazione. Poi ci sono i 210 miliardi comprati dalla Bce attraverso la Banca d’Italia. E i derivati contratti da banche ed enti per assicurarsi sui Btp, soggetti al diritto inglese, con obbligo di rimborso immediato: perdite secche di 37 miliardi. Stessa cosa per i titoli in valuta estera, 48 miliardi. Tirando le somme, Mediobanca stima un conto di 280 miliardi solo per il Tesoro.

Draghi dice che l’euro «è irreversibile». Non si può uscirne, neppure a suon di referendum. Questo però finché la moneta unica regge. Per questo il Fiscal compact è stato finora uno strumento nelle mani della Germania che ha meno da perdere anche in caso di morte dell’euro. I Paesi indebitati e recidivi, Italia in testa, per rinegoziarlo hanno una sola via, cominciare a ridurre il debito.

[Foto in apertura di Stefan Volk / Laif / Contrasto]

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