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24 febbraio 2017

I tassisti e lo stadio, storia di un fallimento

Quella di Raggi e Movimento 5 Stelle è una scelta di immobilismo a tutti i costi. A favore delle corporazioni, della sovranità, del localismo

Editoriale

La telenovela dell’amministrazione capitolina sta assumendo i contorni di una farsa che, trattandosi della Capitale d’Italia, si sta ormai trasformando in una tragedia nazionale. La discesa in piazza della sindaca Virginia Raggi a fianco dei taxisti (e degli ambulanti) che stavano bloccando Roma e le principali città italiane è l’ennesima dimostrazione delle caratteristiche eversive del Movimento 5 Stelle.

I taxisti si oppongono all’introduzione di ogni innovazione e di ogni forma di concorrenza che incrini il loro monopolio. E lo fanno sulla base della difesa dei propri interessi particolari. Soprattutto in barba alle leggi, visto che hanno deciso di bloccare il traffico per una settimana nelle principali città italiane e assediato il Parlamento lanciando bombe carta in piazze storiche – mandando in frantumi i vetri di edifici settecenteschi.

Difficilmente la decisione della sindaca di marciare al fianco dei taxisti – che in quell’occasione si esibivano platealmente in saluti fascisti e issavano bandiere nere – può essere considerata una sua scelta personale. Andare a braccetto con gruppi che stanno violando la legge in modo così plateale è una scelta troppo radicale e strategica per non essere stata concordata con Beppe Grillo e con i censori informatici della Casaleggio Associati. I quali staranno ora misurando l’effetto di questa mossa sull’elettorato, monitorando il web ed effettuando sondaggi per verificare in tempo reale gli spostamenti degli umori dell’opinione pubblica.

È il segno che il Movimento 5 Stelle è pronto a scendere in campo a fianco di ogni corporazione in difesa degli interessi particolari di ciascuno, contro le trasformazioni imposte dall’innovazione. Una scelta di immobilismo a tutti i costi: a favore delle corporazioni, della sovranità, dei confini nazionali, del localismo.

Questa politica – e questa cultura – sono confermate dal braccio di ferro in corso nel Movimento 5 Stelle romano sulla costruzione dello stadio della Roma e dei grattacieli firmati da Daniel Libeskind. Mandando all’aria quel progetto si blocca una decisione già presa dalla precedente giunta di centro -sinistra e si ottengono i seguenti risultati: si blocca un investimento di diversi miliardi di euro e si rinuncia a molte centinaia di posti di lavoro, alla creazione di nuove infrastrutture, a un polo in grado di attrarre nuovi centri direzionali. Un danno secco per la città in nome di generici attacchi alle caste dell’industria immobiliare e finanziaria, di un’astratta guerra al cemento e di problemi idrogeologici la cui soluzione era già prevista nel progetto approvato – e su cui si sarebbe certamente potuto discutere.

È lo stesso immobilismo che la sindaca ha mostrato alcuni mesi fa dimezzando il percorso della linea C della metropolitana romana, senza spiegare come sarà possibile risolvere il drammatico problema del traffico in assenza di una moderna rete di trasporto pubblico, sul modello di tutte le metropoli del mondo. Ha poi rinunciato alle Olimpiadi (invece di concordare con il governo investimenti per affrontare i problemi più gravi della città, a partire dalla viabilità).

La sua cultura del non fare ha raggiunto l’apice il giorno dell’inaugurazione della “Nuvola” di Massimiliano Fuksas, quando la sindaca ha detto che, fosse stato per lei, quell’opera non sarebbe mai stata fatta. Dimenticando che le più importanti mete turistiche del mondo oggi sono tali in quanto città in continua mutazione, capitali dell’innovazione, esempi di architettura di qualità. Persino Milano – anche in virtù della sua capacità di innovazione urbanistica – sta superando Roma, secondo alcune statistiche, nella capacità di attrarre turisti.

Nei giorni del blocco dei taxi e del no allo stadio, per dare man forte alla Raggi, Beppe Grillo è sbarcato a Roma e ha smentito tutto quello che aveva detto l’anno scorso, nei giorni della campagna elettorale, quando descriveva la Capitale come una città allo sfascio. Ora Grillo sostiene con forza che «Roma è bella», che «dobbiamo cambiare la percezione» e ha invitato a smetterla di bombardare i cittadini con notizie negative sulla città. Le fake news hanno questa caratteristica: un giorno valgono, il giorno dopo no.

[Foto in apertura di Tania / Foto A3 / Contrasto]

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