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25 febbraio 2017

Così la Russia vuole spartirsi il mondo con Cina e Usa

Integrazione euroasiatica, ritiro della Nato dai Paesi dell’Est, sfere di influenza definite a tavolino. Putin chiede una nuova Yalta. Ma resta l’enigma Trump

Mattia Bernardo Bagnoli

Stessa spiaggia stesso mare. Nel febbraio del 2007 Vladimir Putin si presentò alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco con in tasca un discorso a suo modo rivoluzionario: la fine della Guerra Fredda – in sintesi – non ha reso il mondo un posto migliore ma anzi i conflitti sono aumentati, segnando un sostanziale fallimento della “pax americana”.

La soluzione? Smetterla con gli interventi militari unilaterali targati Occidente e arrivare a un nuovo ordine mondiale. Quelle idee, giudicate come il biglietto da visita di una Russia più assertiva, riecheggiano oggi nelle parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, che, sempre a Monaco, ha esortato l’influente platea a costruire finalmente un assetto globale «post-Occidentale». La posizione di Mosca, insomma, non sembra essere mutata un gran che.

Ma tutto il resto sì – non a caso lo stesso working paper della Munich Security Conference Foundation si domanda se i valori della democrazia liberale non siano al capolinea. E non è solo l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump – il cui caotico debutto al timone della superpotenza a stelle e strisce si sta dimostrando per il Cremlino una sfida difficile da gestire – a segnare il passo.

La frattura è sistemica; l’effetto della Grande Crisi finanziaria ha gambe lunghe; l’Europa è in affanno, perlomeno dal punto di vista politico e dopo la Brexit (e l’onnipresente “tragedia greca”) rischia d’implodere; il gioco delle alleanze in Medio Oriente è in discussione e la crisi migratoria non fa che acuirne le contraddizioni; la Cina ha messo sul piatto 900 miliardi di dollari d’investimenti per la sua Nuova Via della Seta che rischia di ridisegnare le geografie del commercio mondiale. Uno tsunami…

Continua nenuovo numero di pagina99 in edicola e in edizione digitale

[Foto in apertura di Alexei Druzhinin / The New York Times / Contrasto]

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