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23 febbraio 2017

Inflazione Egitto, se la classe media abbandona Al Sisi

L’inflazione a livelli record accresce il rischio di sollevazioni in Egitto.

Gustavo Pigafetta

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 18 febbraio 2017 o in edizione digitale

In Egitto l’inflazione galoppante, dopo aver messo in ginocchio i ceti meno abbienti, operai in testa, inizia a mordere anche i redditi della classe media. Un’altra parte di società egiziana che adesso potrebbe decidere di voltare le spalle al generale Abd al-Fattah Al Sisi, sempre più in difficoltà, nonostante i tentativi di rassicurare la popolazione attraverso i media di regime. Con lo spettro di una nuova sollevazione analoga a quella che nel 2011 rovesciò il presidente Mubarak.

Secondo i dati dell’Istituto di statistica egiziano (Capmas) a gennaio l’aumento del livello generale dei prezzi al consumo in città ha raggiunto quota +28,1% – era al 23,3% a dicembre, al 19,4% a novembre – la più alta da dieci anni a questa parte. Sull’aumento ha pesato soprattutto l’andamento dei prezzi dei beni alimentari, cresciuti a gennaio del +38,6% rispetto a un anno fa (a dicembre erano al +28,3 per cento).

Tra le cause scatenanti, c’è soprattutto la decisione del governo di Al Sisi, lo scorso novembre, di svalutare il costo della lira egiziana, facendo crollare il suo valore di più del 50% rispetto al dollaro. Il calo della moneta nazionale ha reso le importazioni più costose, contribuendo così, insieme a una serie di altre recenti misure dell’esecutivo – taglio dei sussidi (a partire da quelli sul carburante), introduzione di una tassa sul valore aggiunto, aumenti delle tariffe sull’import – ad aumentare il costo della vita della maggioranza degli egiziani. Inclusa la classe media che fino a novembre era stata quella che meno aveva risentito della disastrosa situazione economica del Paese.

Alla fine di dicembre Al Sisi, in un intervento alla tv di stato, ha lodato gli egiziani per lo spirito con cui stanno affrontando le riforme attuate in questo periodo, assicurando che le condizioni economiche miglioreranno nell’arco di sei mesi. Ma secondo gli esperti l’inflazione resterà alta almeno fino al 2019 proprio per via delle riforme varate da Al Sisi al fine di ridurre il debito pubblico e garantirsi il prestito da 12 miliardi di dollari chiesto (e ottenuto) al Fondo monetario internazionale (Fmi) per evitare la bancarotta. Proprio l’inflazione a livelli record fu, nel 2011, una delle cause scatenanti della rivoluzione di piazza Tahrir. Una storia forse destinata a ripetersi.

[Foto in apertura di Amr Dalsh / Reuters / Contrasto]

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