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21 febbraio 2017

Fake news, ora la tecnologia fa credibili le bufale

Registrare le espressioni di un viso e alterarle. Rubare voci reali per rielaborarle in discorsi finti. Così notizie vere e fake diventano indistinguibili

Cecilia Attanasio Ghezzi

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 18 febbraio 2017 o in edizione digitale

Dell’inaugurazione della presidenza Trump ricorderemo soprattutto un video. Il 45esimo presidente degli Stati Uniti si gira verso sua moglie, Melania. Non vediamo l’espressione di Donald, ma solo quella di sua moglie. La coppia scambia alcune parole. Lei sorride, ma appena suo marito si volta si rabbuia in una smorfia. «Neanche sua moglie lo sopporta» hanno commentato quei milioni in tutto il mondo che leggono nell’epoca Trump la fine della civiltà occidentale.

«Il video è stato montato al contrario», hanno controbattuto i suoi altrettanti numerosi sostenitori: «Melania era triste, sono le parole pronunciate da Trump a farla sorridere». Come sia andata veramente non lo sapremo mai, e non è neanche troppo importante. Nell’era della post-verità e delle bufale assunte a strategia di comunicazione politica, quello che preoccupa veramente è che più si affinano gli strumenti informatici più la notizia falsa diventa indistinguibile da quella vera.

Recentemente Vanity Fair ha messo insieme alcuni esempi di strumenti di questo tipo. L’università di Stanford ha pubblicato una ricerca in cui si dimostra come sia possibile riprendere qualcuno parlare per registrare le sue espressioni e poi modificarle a piacimento in tempo reale grazie agli input mandati da un soggetto terzo attraverso una webcam. Per il computer è come applicare una maschera nota che aderisce perfettamente al volto dell’attore. E ancora. The Digital Emily Project mira alla creazione di attori digitali che possano materialmente sostituire quelli in carne ed ossa.

Un tempo si distinguevano ad occhio nudo, ma negli ultimi colossal di Hollywood è quasi impossibile distinguere le persone reali dai loro avatar digitali. E la voce? Alla fine dell’anno scorso Adobe ha lanciato un prodotto che è stato già soprannominato il Photoshop dell’audio. Si registra per venti minuti il discorso di una persona; poi la macchina impara la pronuncia e l’intonazione ed è in grado di riprodurla alla perfezione. Possiamo scrivere sulla tastiera un discorso che verrà pronunciato da una voce nota senza che questa suoni metallica o artefatta.

Ora immaginiamo che un qualsiasi gruppo politico decida di utilizzare questi strumenti per creare un po’ di confusione. Sarà facile trovare online video e discorsi di un qualsiasi personaggio di spicco, tanto più se si tratta di un politico. Un qualsiasi annuncio pronunciato dallo studio ovale potrà essere trasformato a piacere. Il mezzo busto di Trump si muoverà in video guidato dall’attore di fronte alla webcam e pronuncerà quello che digitiamo sulla tastiera del nostro computer come se fosse farina del suo sacco.

Basterà poi un po’ di post produzione, il nuovo video dovrà essere inserito nella cornice di un media riconoscibile e autorevole, e darlo in pasto alla rete. Ermes Maiolica, nome d’arte del re delle bufale nostrane, ci insegna che più le fake news si avvicinano ai nostri timori, più hanno potenziale virale. Un video fatto in casa in cui il 45esimo presidente degli Stati Uniti dichiara guerra alla Cina avrebbe tutto il potenziale di scatenare una crisi internazionale prima che venga ufficialmente smentito dalla Casa Bianca.

[Foto in apertura di Carlos Barria / Reuters / Contrasto]

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