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19 febbraio 2017

Il web ha creato l’élite dei lettori cosmopoliti

C’è un nuovo ceto culturale. Che legge giornali anglosassoni. E parla lo stesso linguaggio a Milano, Londra e Boston. Una nuova bolla digitale

Francesco Guglieri

Tra le tante nevrosi che possono affliggere la vita di un uomo, la mia è, tutto sommato, una delle più innocue. O almeno così mi auguro. Arreca al massimo un po’ di fastidio a chi, in quel momento, mi accompagna. La mia mania è questa: mi devo fermare davanti a ogni edicola. Ecco, l’ho detto. O almeno ralletnrare il passo così da poter dare un’occhiata alle rastrelliere e agli espositori, controllare le copertine delle riviste, scoprire le novità, qualche gustoso allegato, il primo fascicolo di una raccolta.

Lo faccio anche se so bene che non c’è nulla di nuovo, niente che mi interessi o che non sappia: e lo so perché avevo già verificato all’edicola di quattro isolati fa. E se da bambino pensavo che quello dell’edicolante fosse il lavoro più bello del mondo (poter leggere tutti i giornali che si vuole in ogni momento!), ancora oggi accarezzo l’idea di scrivere un libro che celebri questi cubicoli umili e famigliari, altari laici dell’identità nazionale.

A differenza di altre nevrosi, non mi sono serviti anni di analisi per venirne a capo. So benissimo da dove nasce questa ossessione: “quando non c’era internet” (per citare un bel libro di Angelo Morino di qualche anno fa), per un ragazzino in provincia l’edicola era l’unica finestra attraverso cui il mondo esterno faceva capolino nella tua vita.

Come i campi in cui gli aerei delle organizzazioni umanitarie paracadutano le derrate alimentari, così correvi all’edicola per saziare la tua fame di novità, informazioni, fantasie, illusioni: prima fra tutte l’illusione di partecipare a una discussione pubblica più grande della cittadina in cui stavi. O almeno origliarla. Era il piccolo mondo antico della scarsità, in cui ci si doveva far bastare quello che c’era, anche se quasi mai quello che c’era bastava, o era esattamente quello di cui avevi bisogno.

Negli ultimi tempi, però, mi sono accorto di una cosa: sempre più spesso capita che passi davanti a un’edicola senza fermarmi. Meglio! direte voi: Era ora! Può darsi, ma il fatto è che l’epoca della scarsità è finita da un pezzo e oggi la mia “dieta informativa” è completamente diversa. Ricevo il New Yorker direttamente sull’iPad il giorno stesso dell’uscita, la mattina do un’occhiata al New York Times, attraverso i feed rss o Twitter sono informato dei pezzi più interessanti del Guardian, dell’Atlantic, di New Republic, sospiro davanti alle copertine del New York Times Magazine (le più belle, opera dell’art director Matt Willey e della design director Gail Bichler), mi salvo i pezzi lunghi di Bloomberg, perdo la testa dietro le riviste più eccitanti degli ultimi tempi come Outline, The Ringer o Real Life...

Continua sul nuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale

[Foto in apertura Hulton archive / Getty Images]

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