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15 febbraio 2017

L’allergia ucraina alla trasparenza

Politici e funzionari dichiarano al fisco un miliardo di dollari: il 40% rimane sotto il materasso di casa

Francesco de Remigis

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dall’11 febbraio 2017 o in edizione digitale

Trasparenza fiscale in un clic? Non sempre aiuta a battere la corruzione. Se in Norvegia – dove fin dal 1863 esiste un registro pubblico, trasferito sul web nel 2001 – sapere quanto ciascuno paga di tasse è considerato di esempio, in Ucraina, dove per la prima volta sono state pubblicate online le dichiarazioni patrimoniali di politici, giudici e funzionari il medesimo modello ha portato a rivelazioni tragicomiche: il capo della Banca centrale ucraina, Valeria Gontareva, tiene milioni di dollari in contanti a casa e solo due in banca, mostrando quanto lei per prima non si fidi del proprio sistema.

Il sindaco di Dnepr, Borys Filatov, dichiara nell’armadio 5,1 milioni di grivnie e 1,5 milioni di dollari, oltre a moto d’epoca, auto di lusso, un elicottero e un biglietto per lo spazio. Ma la lista è lunga. Olexandra Ustinova, membro del board del Centro anti-corruzione, spiega che «in precedenza i funzionari non dovevano dichiarare i contanti, né proprietà immobiliari o accessori di lusso. Ora devono elencare tutto. Una specie di nuova rivoluzione per l’Ucraina».

Al punto che un parlamentare dell’estrema destra ha inserito un orologio “donato” da San Nicola: «Non posso essere più preciso perché dormivo». Si scopre che il segretario del Consiglio di sicurezza, Aleksandr Turcinov, già presidente ad interim del Parlamento, ha in banca circa 800 mila dollari, ma altrettanti liquidi in casa, insieme a testi sacri dal valore “inestimabile”. Dal 31 ottobre, oltre 60 mila detentori di incarichi pubblici del Paese hanno dichiarato complessivamente circa 1 miliardo di dollari; quasi 400 milioni nascosti sotto il materasso.

È stato il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) a esigere tutti i beni online. Ma più che al contrasto della corruzione dilagante in Ucraina la dichiarazione è servita a far trasparire le incongruenze legate al salario medio, che si aggira intorno ai 150 dollari al mese. Non va molto meglio in Europa meridionale. Nell’indice di percezione della corruzione (Cpi 2016), pubblicato nei giorni scorsi, l’Italia è terzultima nell’Ue. Fanno peggio solo Grecia e Bulgaria.

[Foto in apertura Getty Images]

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