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13 febbraio 2017

Ora con Trump papa Francesco ha un problema in America

La fronda contro il Papa ha ripreso vigore. Capeggiata da parte del clero Usa. Così l’elezione di Trump ridisegnan i rapporti di potere nella Chiesa

Jacopo Scaramuzzi

Ben prima di diventare il primo consigliere e stratega in capo di Donald Trump, Steve Bannon aveva esposto la sua visione del mondo – il «sanguinoso conflitto» necessario per preservare l’Occidente giudaico-cristiano, un’islamofobia che trascolora nel suprematismo bianco, la denuncia del «capitalismo clientelare» di Washington e della finanza globale, un misto di diffidenza e ammirazione per la «cleptocrazia» putiniana, l’emergere di un tea party globale, la sintonia con Marine Le Pen, Nigel Farage e i movimenti di destra europei – in video-collegamento con il Vaticano. Correva l’anno 2014 e l’allora direttore di Breitbart News intervenne via skype a un convegno dell’istituto Dignitatis Humanae, think tank conservatore il cui comitato consultivo è presieduto dal cardinale statunitense Raymond Leo Burke, capofila dell’opposizione curiale a Papa Francesco.

Jorge Mario Bergoglio e Donald Trump sono agli antipodi. Sono due politici scaltri, sanno che si dovranno parlare, forse già quando il presidente Usa verrà in Italia a maggio per il G7 di Taormina, sono consapevoli che potranno trovare terreni di incontro, come la porta che entrambi tengono aperta alla Russia e la speranza di un appeasement in Medio Oriente. Dalla personalità che Trump sceglierà come ambasciatore presso la Santa Sede (girano i nomi del falco Newt Gingrich, del rivale alle primarie repubblicane Ben Carson, di Benjamin Harnwell, «il tizio più sveglio che c’è a Roma», copyright Steve Bannon) si capirà come Trump vuole impostare i rapporti col Palazzo apostolico. Le distanze, di certo, sono enormi, se non incolmabili. E se Giovanni XXIII e Paolo VI, negli anni Sessanta, avevano un problema con l’Unione Sovietica che affrontarono con la Ostpolitik, ora, come ha scritto lo storico Massimo Faggioli, il primo Papa latinoamericano della storia ha un problema di Westpolitik.

In viaggio in Messico, a febbraio 2016, il Pontefice argentino aveva celebrato un’ultima messa, prima di proseguire per gli Stati Uniti, lungo la barriera anti-immigrati a Ciudad Juarez. Chi vuole costruire muri, aveva poi detto in trasparente riferimento all’allora candidato alle primarie repubblicane, «non è cristiano» (commenti «vergognosi» ribatté il miliardario, che considera Bergoglio una specie di socialista)…

Continua nel nuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale

[Foto in apertura Osservatore Romano / Reuters / Contrasto]

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