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11 febbraio 2017

Porta di Roma, se il centro commerciale è la nuova piazza della capitale

Viaggio a Porta di Roma, nel più grande mall della Capitale. Dove c’è tutto, ma fare acquisti è una fatica. Dove i giovani fanno le vasche e gli anziani passano il pomeriggio

Danilo Chirico

Essere Viktor Navorski si può. Certo, magari è impossibile diventare cittadino della Cracozia. È facile però vivere in un non-luogo e – proprio come il personaggio interpretato da Tom Hanks in The Terminal – dopo uno smarrimento iniziale, trovare una dimensione, sentirsi persino appagato. Può succedere per esempio a Porta di Roma, la più grande galleria commerciale italiana, nata 10 anni fa nel punto in cui l’autostrada che viene da nord taglia il Grande Raccordo Anulare. Una gigantesca astronave da 150 mila metri quadri nel quartiere Bufalotta con 250 negozi su due livelli, Ikea e Leroy Merlin. Un polo che ogni anno attrae 18 milioni di visitatori per lo shopping, una quantità impressionante di eventi o una passeggiata per stare in compagnia.

Arrivano in tanti a Porta di Roma. Eppure non è facile: non c’è traccia della metro e avventurarsi con i bus – Google Maps lo conferma – può significare perdersi. L’unica opzione è l’auto: prendere il Gra – lo svincolo sbocca “dentro” il centro – o attraversare il terzo municipio (oltre 200 mila abitanti). Passare davanti ai grigi palazzoni di via di Val Melaina, perlustrare via delle Vigne Nuove. Scoprire piazzale Ennio Flaiano – con il Flaiano Centro Acquisti, la gloriosa galleria commerciale “rovinata” proprio dall’avvento di Porta di Roma – il centro sportivo Delle Vittorie e il degradato parcheggio un tempo salotto di Cinema Fuori (la rassegna “adottata” da Ken Loach). Si percorre infine via Giuseppe De Santis, strada di confine tra il vecchio quartiere malconcio e quello nuovo, con i palazzi eleganti e costosi. Un cambio di paesaggio repentino, che conduce dritto dentro Porta di Roma.

La maestosa Galleria (la gestione immobiliare frutta a Klépierre 36 milioni l’anno) è la rappresentazione plastica di un sogno (tradito?) che viene da lontano. Addirittura dagli anni ’60, quando per quell’area si progetta (ma non si realizza) un polo logistico per le merci. Cambia lo scenario negli anni ’90: i proprietari dei terreni – i costruttori Toti e Parnasi – chiedono un cambio di destinazione d’uso delle aree. Un programma in linea con le idee dell’allora sindaco Francesco Rutelli. E con il progetto delle centralità del successore Walter Veltroni: 18 “città nella città”, con il decentramento di servizi, uffici e funzioni. Bufalotta doveva essere una di queste: su un’area da 330 ettari sarebbe nato un quartiere per 10 mila persone, con aree verdi, strutture ricettive, commerciali e un centro direzionale…

Continua nel nuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale

[Foto in apertura di Michele de Punzio per pagina99]

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