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11 febbraio 2017

Perché i paradisi fiscali generano disuguaglianza

I Paesi offshore sono una seria minaccia per la democrazia. Perché? Fanno alzare le tasse a chi le paga e fanno aumentare la povertà di tutti. Ma una soluzione c'è

Thomas Piketty

Per chi ha a cuore i temi dell’ineguaglianza, della giustizia globale e del futuro della democrazia La ricchezza nascosta delle nazioni di Gabriel Zucman è una lettura fondamentale. Si tratta forse del miglior libro mai scritto sui paradisi fiscali e su quello che possiamo fare per contrastarli. Non è eccessivamente tecnico, si legge con piacere e raggiunge tre obiettivi in modo conciso ed efficace. I paradisi fiscali, e con loro l’opacità finanziaria, sono una delle principali forze trainanti alla base delle crescenti ineguaglianze economiche nel mondo e costituiscono una seria minaccia per le nostre società democratiche. Perché? Molto semplicemente perché le democrazie moderne si reggono su un contratto sociale fondamentale: tutti devono pagare le tasse su una base equa e trasparente per finanziare l’accesso a un gran numero di beni e servizi pubblici.

Come è ovvio sussiste un margine di disaccordo su che cosa significhi imposizione «giusta» e «trasparente». Ma se alcuni degli individui più ricchi e alcune delle più grandi società del pianeta si servono dei paradisi offshore e dell’elusione fiscale per evitare di pagare la quasi totalità delle imposte dovute, questo contratto sociale fondamentale è in pericolo. Ma ciò che rende il libro tanto importante è il fatto che non si limita a formulare princìpi e minacce astratte, ma propone dati e soluzioni concrete. Le statistiche finanziarie internazionali presentano incoerenze sistematiche. In particolare, le piazze finanziarie di tutto il mondo registrano costantemente più passività che attività. Analizzando tali anomalie con una metodologia rigorosa e innovativa, Zucman elabora una delle stime più credibili in merito all’incidenza globale dei paradisi fiscali.

Stando alla sua valutazione di riferimento, che è una stima per difetto, circa l’8% dei patrimoni finanziari mondiali è detenuto nei paradisi fiscali. Nei Paesi emergenti e in via di sviluppo questa percentuale è spesso molto più elevata, il che ostacola la costruzione del consenso fiscale e della fiducia nei governi, impedendo di risolvere situazioni di estrema ineguaglianza. Zucman valuta che in Africa la quota dei patrimoni finanziari detenuta offshore sfiori il 30%. In Russia e nei Paesi petroliferi del Medio Oriente, tra le regioni più inique ed esplosive del mondo intero, supererebbe addirittura il 50%…

Continua nel nuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale

[Foto in apertura di Doug Perrine / NaturePL / Contrasto]

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