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10 febbraio 2017

Se Snapchat è la nuova tv

Simile al piccolo schermo, ma con spot non invasivi. Così l’app si prepara a Wall Street. E allo scontro con Facebook.

Federico Gennari Santori

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dall’11 febbraio 2017 o in edizione digitale

Non dovrebbe mancare molto alla quotazione a Wall Street di Snapchat. Il 27enne Evan Spiegel, fondatore dell’app, punta a raccogliere 3 miliardi di dollari e raggiungere una valutazione di 25, che sarebbe la più alta dal 2014. Diversi analisti hanno messo in evidenza un calo nella crescita di utenti attivi sulla piattaforma, dovuto anche al “furto” di Mark Zuckerberg, che ha copiato di sana pianta alcune delle funzionalità principali di Snapchat per portarle sulle sue piattaforme. Dalle “Storie” (contenuti multimediali della durata di pochi secondi, che si autodistruggono entro 24 ore), attivate su Instagram e, si vocifera, presto anche su Facebook, ai famosi filtri per i selfie (quelli che fanno spuntare orecchie da cane o vomito color arcobaleno all’utente), arrivati anche sull’app Messenger.

Zuckerberg e i suoi colossi soffocheranno in partenza i sogni di gloria di Spiegel? Presto per dirlo. Certo è che Snapchat ha ancora qualche cartuccia da sparare. Sono molti i brevetti presentati in vista della quotazione a Wall Street. E nel Dna dell’applicazione c’è qualcosa che potrebbe fare la differenza rispetto a tutte le altre. Perché il modello di business di Snapchat – sottolinea l’editorialista del Wall Street Journal Christopher Mims – segue logiche più simili alla vecchia televisione che a YouTube e Facebook. Basti pensare che fino a oggi non si è limitata a ospitare contenuti pubblicitari in formato video, ma ne ha supervisionato la realizzazione, dettando le regole e instaurando delle partnership con brand e grandi agenzie pubblicitarie.

E, in qualche modo, gli avvisi promozionali sono studiati per non risultare mere interruzioni della fruizione di un certo contenuto – come i cosiddetti pre-roll – perché compaiono tra miriadi di Storie che gli utenti “sfogliano” sul proprio smartphone: fanno parte di un flusso continuo, simile a quello della tv. Con una differenza sostanziale: è l’utente a scegliere cosa vedere e se vederla.

Risultato? Snapchat ha creato forse l’unica forma di advertising digitale non invasivo, almeno per il momento. Se tutto questo si rapporta al calo dei telespettatori tra i 18 e i 24 anni, che è invece una delle fasce d’età più presenti sull’app – conclude Mims – allora Snapchat potrebbe essere la tv del futuro. Senza le pecche di quella attuale, costellata di mini contenuti e apprezzata dai giovanissimi.

[Foto in apertura Contrasto]

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