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8 febbraio 2017

Brian Hanley, lo scienziato cavia di se stesso

Il microbiologo Brian Hanley si è iniettato nel proprio corpo l'ormone della crescita per testare la elettroporazione. Ma la comunità scientifica si divide sui risvolti etici di questa scelta

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Uno scienziato diventa cavia di se stesso. Per aggirare le regole che limitano la ricerca sulle terapie geniche applicate all’uomo. E sviluppare trattamenti contro l’invecchiamento iniettandosi sostanze che ne alterano il Dna. Non è la trama di un nuovo romanzo di fantascienza ispirato a Frankenstein, ma una vicenda reale, raccontata dalla Mit Technology Review.

Il protagonista si chiama Brian Hanley, microbiologo californiano di 60 anni. Dopo aver invano tentato di trovare finanziatori per sviluppare la terapia, ha deciso di passare all’azione in prima persona, iniettandosi l’ormone della crescita Ghrh che, alterando il suo Dna, dovrebbe renderlo enormemente più forte, resistente e longevo.

La tecnica usata da Hanley, la elettroporazione – consente di iniettare nelle cellule, attraverso scariche elettriche, filamenti circolari di Dna (chiamati plasmidi) che stimolano la produzione di determinate proteine – è la stessa con cui si sta tentando di arrivare al vaccino per il virus Zika. Ma quella messa in atto dal microbiologo è una pratica che la comunità scientifica considera molto rischiosa e che pone enormi problemi etici.  Le ricerche sulle terapie geniche richiedono autorizzazioni, tecnologie sofisticate, investimenti di milioni di dollari e vengono effettuate nei migliori centri di ricerca per individuare cure a malattie rare.

Hanley vuole dimostrare invece che si tratta di trattamenti di routine alla portata di tutti, alla pari di una liposuzione. Una follia, secondo molti specialisti. Non per George Church, esperto di genomica della Harvard University che sta sperimentando sui topi 45 diverse terapie geniche per rallentare (o invertire) l’invecchiamento. Church e il suo team stanno studiando Hanley e altri casi analoghi per capire gli effetti prodotti dalle loro auto-sperimentazioni.

Anche Church si dice convinto che in un futuro prossimo le terapie geniche anti-invecchiamento diventeranno una prassi diffusa alla portata di tutti. Ma nega che il suo laboratorio sia diventato una sorta di rifugio per chi avvia sperimentazioni al di fuori delle regole. La palla passa adesso alla Food and Drug Administraion. Avvierà ispezioni e rafforzerà i controlli o farà finta di nulla?

[Foto in apertura Laif  Contrasto]

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