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5 febbraio 2017

Saranno i cinesi in Africa a frenare l’immigrazione in Europa?

Pechino vuole fare dell'Africa la nuova “fabbrica del mondo”. E investe nel continente. Uno sviluppo che potrebbe limitare gli sbarchi in Europa

Cecilia Attanasio Ghezzi

Mai sentito parlare di BigPesa? È una piattaforma finanziaria che sfruttando la tecnologia dei bitcoin permette i pagamenti istantanei online tra Kenya, Nigeria, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Cina scavalcando costosi e lenti intermediari. Attraverso BigPesa si possono agevolmente pagare a distanza dipendenti, distributori e fornitori senza passare per il cambio delle monete locali in dollari.

E di Amanbo, vi è giunta voce? È un portale di e-commerce per l’Africa fondato nel 2008 dall’imprenditore cinese Liao Xuhui sul modello di Alibaba. Liao ha creduto nello sviluppo del commercio online quando la velocità della rete nel continente africano era appena di 5 kb al secondo e anche una semplice email impiegava ore per arrivare a destinazione. Oggi copre le consegne in trenta Paesi africani e comincia a vendere i loro prodotti in Cina.

Nell’immaginario occidentale il continente africano è sempre stato un immenso luogo sottosviluppato da esplorare, sfruttare o redimere, ma nel Ventunesimo secolo si sta affermando una narrativa diversa. Dalla Nigeria al Kenya, dall’Angola all’Etiopia, l’Africa si sta imponendo come nuovo motore dell’economia mondiale. Con una crescita media di 4 punti percentuali di pil all’anno e una popolazione in età da lavoro che presto diventerà la più numerosa al mondo, rappresenta la nuova frontiera dello sviluppo e delle opportunità economiche.

E mentre l’Occidente continua a interrogarsi su come rinnovare il rapporto con i vari Paesi africani, le aziende cinesi sono già lì, in parte complici di questa rinascita. Con investimenti ingenti – nei grafici della pagina affianco ne documentiamo una parte, quella documentabile in base agli ultimi dati dell’American Enterprise Institute – in infrastrutture, nuove imprese, formazione di personale qualificato. E un piano: fare dell’Africa la nuova fabbrica (a basso costo) del mondo, quello che la Cina era fino a poco tempo fa…

► Continua nel nuovo numero di pagina99 in edicola o in edizione digitale

[Foto in apertura di Carl De Souza / Afp / Getty Images]

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