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3 febbraio 2017

È giusto bloccare la pubblicità sul web?

Gli ad-blocker sono una salvezza per gli utenti che navigano, ma una condanna per i siti che traggono profitti dalle pubblicità

► Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 4 febbraio 2017 o in edizione digitale

Per chi utilizza spesso internet, le pubblicità sono un problema. Pagine che si aprono senza volerlo, musiche che partono a tutto volume, video da vedere per forza prima di avere accesso all’indirizzo digitato. Grazie agli ad-blocker è stata trovata una soluzione a queste scocciature. Basta spot invasivi e via libera alla navigazione, con più velocità e anche una maggiore sicurezza.

Spostiamoci però dall’altra parte dello schermo, è proprio il caso di dirlo. Molti siti oggi vivono di pubblicità, da quelli di musica alle piattaforme per condividere video, e senza di esse rischiano di chiudere per mancanza di introiti. La domanda quindi è immediata: ma gli ad blockers fanno bene o male al web?

La discussione è diventata talmente rilevante da scomodare l’Unione Europea, che in questi giorni ha proposto una legge per consentire alle media company di bloccare gli utenti che usano ad-blocker. Anche Facebook è entrata nel dibattito, come spiega Vice. «Le pubblicità per noi sono fondamentali, solo così i nostri utenti possono condividere contenuti e rendere il mondo più aperto e connesso», ha dichiarato Andrew Bosworth, vice presidente dell’ufficio Ads and Business Platform di Facebook.

La lotta ai filtri per le pubblicità non sarà facile, perché secondo i dati di Page Fair nel 2015 erano 500 milioni in tutto il mondo i dispositivi dotati di ad-blocker, oltre a 181 milioni di utenti con un desktop dove il plug-in era già installato o con un browser che automaticamente ferma le promozioni. In alcuni casi l’utente neanche sa di avere un ad-blocker nel suo pc, come succede in Cina.

Spostando ancora il punto di vista, questi numeri tradotti per i siti web significano milioni di dollari persi. È possibile quindi trovare una soluzione? Una proposta è quella degli ad-blocker parziali, che erano il primo modello pensato da AdBlock Plus. Questi tolgono le pubblicità più invasive ma lasciandone altre necessarie per i siti che si finanziano solo tramite adv.

[Foto in apertura Stephen Lam / Getty Images]

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