Seguici anche su

2 febbraio 2017

Boom di visite nel 2016, se il terrorismo fa crescere i musei italiani

Sempre più ingressi. Specie in Piemonte e Calabria. E dove ci sono i direttori voluti da Franceschini. Grazie alle domeniche gratis. E alla paura in Europa

Andrea Dusio

► Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 28 gennaio 2017 o in edizione digitale

Tre anni consecutivi di crescita. Il sistema statale di musei, monumenti e aree archeologiche ha prodotto nel 2016 un risultato record di 44,5 milioni di ingressi, pari a un incremento del 4% rispetto al 2015, con 1,2 milioni di visitatori in più, e un incasso di 172 milioni di euro, di 18,5 milioni superiore a quello dell’anno scorso. Cifre che il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini ha definito “record”. «I musei statali sono passati da 38 milioni di biglietti nel 2013 a 44,5 milioni nel 2016: 6 milioni di visitatori in più in un triennio che rappresentano un incremento del 15% nel periodo considerato e hanno portato a un aumento degli incassi pari a 45 milioni», ha spiegato Franceschini.

La lettura dei numeri evidenzia in particolare l’incidenza del patrimonio archeologico. Un quarto del numero complessivo di visitatori è generato dai biglietti emessi da Colosseo, Foro Romano, Palatino, Scavi di Pompei, Paestum e Museo Archeologico di Napoli. Merito della riqualificazione dell’offerta, attesa da molti anni, e capace di determinare singole crescite consistenti: 800 mila visitatori in più a Paestum, 600 mila a Ercolano, 300 mila a Pompei.

Senza dimenticare il Colosseo, che con 6,4 milioni di visitatori resta saldamento il monumento più visitato del Paese e ha beneficiato sensibilmente del recente restauro sponsorizzato dai privati. Nel 2014 i visitatori erano 5,6 milioni, che sono saliti a 6,5 milioni nel 2015. Il valore, pur con un lieve decremento, è confermato dai 6,4 milioni del 2016.

museiok


Turismo culturale

Il peso specifico dei siti archeologici gioca un ruolo decisivo anche nell’aumento degli ingressi al Sud, con la Campania seconda regione assoluta grazie a 8 milioni di visitatori, in aumento rispetto al 2015 del 14,2%. I numeri aggregati di Lazio (19,6 mln), Campania e Toscana (6,3 mln), prime tre regioni per biglietti staccati, rappresentano con 33,9 milioni di visitatori una quota pari ai tre quarti del totale nazionale, mentre Piemonte e Lombardia, che hanno fatto segnare incrementi importanti anno su anno, restano però lontane, rispettivamente con 2,4 e 1,7 milioni di ingressi.

Il boom di visitatori va però letto anche in funzione dell’introduzione, a partire dalla seconda parte del 2014, delle domeniche a ingresso gratuito, una al mese, con una partecipazione di un milione e mezzo di visitatori il primo anno, tre e mezzo il secondo e oltre tre il terzo, e un impatto complessivo di 8 milioni di biglietti staccati, pari a poco più della metà della crescita indicata dal Mibact e una quota sulla frequentazione totale dei musei superiore all’8%.

L’altro elemento che nel 2015 e in misura ancora maggiore nel 2016 ha probabilmente contribuito a consolidare l’incremento è il cambiamento complessivo delle rotte del turismo culturale in Europa a seguito della percezione dei rischi legati al terrorismo. Nell’anno da poco concluso il Louvre ha riportato una flessione di circa due milioni di visitatori, con un decremento degli incassi di circa 10 milioni di euro, per un totale di 7,3 milioni di ingressi (-20% rispetto al 2015). Il Musée d’Orsay ha registrato un calo del 13%, e le presenze turistiche totali a Parigi sono diminuite del 6%. In Turchia i visitatori sono calati del 26%.

Gli aeroporti italiani invece fanno segnare un traffico in crescita del 4,6%, con 7,5 milioni di viaggiatori in più del 2015. In particolare, crescono del 7,6% i collegamenti interni della Ue. E nel 2016 le presenze alberghiere nel nostro Paese hanno superato per la prima volta il numero record di 400 milioni di pernottamenti (dato Federalberghi).

 

I luoghi più visitati

Tra i trenta luoghi più visitati, a riportare gli incrementi più sensibili sono la Venaria Reale (+71%), il Museo di Palazzo Ducale a Mantova (+51% ) e la Reggia di Caserta (+37%). La residenza sabauda alle porte di Torino, a dieci anni dall’apertura al pubblico, ha raggiunto il sesto posto assoluto in graduatoria (l’anno scorso era ottava) sfiorando il raddoppio netto dei numeri del 2015 (da 580 mila a 1.012.033 visitatori). Non disponendo di una collezione propria, ha costruito un palinsesto di mostre blockbuster (Bruegel, Raffaello, McCurry), lavorando molto sul target delle scuole e delle famiglie.

Rappresenta un’anomalia in tal senso, perché gli altri casi italiani di siti museali vocati a ospitare grandi mostre riguardano quasi nella totalità strutture comunali (come Palazzo Reale a Milano o il Museo Correr a Venezia) o privati (Palazzo Strozzi a Firenze, che ha ospitato recentemente la mostra di Ai Weiwei e ora si appresta a inaugurare la retrospettiva su Bill Viola).

Il Palazzo Ducale di Mantova ha beneficiato della designazione della città dei Gonzaga a capitale italiana della cultura del 2016, raggiungendo risultati di poco inferiori a quelli del 2002, quando ospitò la mostra La Celeste Galleria, e guadagnando dieci posizioni nel ranking nazionale. Il caso della Reggia di Caserta è di lettura più complessa. Sono stati introdotti nuovi biglietti per le mostre e in alcuni mesi (segnatamente maggio-novembre) il numero di visitatori è anche di tre-cinque volte superiore rispetto alla serie storica, e di quasi 200 mila unità superiore al 2015.

Probabilmente lo stesso sistema di misurazione è più preciso che in passato. E poi c’è da considerare l’attenzione mediatica seguita alla nomina del nuovo direttore Mauro Felicori, che alle sue prime azioni ha prodotto un moto di riappropriazione del monumento borbonico da parte degli stessi casertani e campani.  Altri incrementi consistenti riguardano il Museo di Capodimonte e il Museo di Castel Sant’Elmo a Napoli (+33%), il Castello di Racconigi (+32%), il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (+28%), il Museo Egizio di Torino (+20%), il castello Scaligero di Sirmione (+20%) e il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo di Roma (+18%).

Alcune performance sono legate alle nomine dei nuovi direttori-manager fortemente voluti da Franceschini, come nel caso già citato di Felicori, o del lavoro svolto da Sylvain Bellanger a Capodimonte, dove in questi giorni è stato avviato il recupero dei 20 chilometri del Real Bosco, e tutta la collina è stata messa in sicurezza. La sorpresa assoluta è però il MarRc di Reggio Calabria, spesso in passato nell’occhio del ciclone per la difficoltà a far fruttare la straordinaria risorsa dei Bronzi di Riace. Sotto la guida di Carmelo Malacrino, Palazzo Piacentini a Capodanno ha addirittura superato il numero di ingressi degli Uffizi (3643 biglietti contro 3489), dopo un 2016 chiuso con 210 mila visitatori, più della metà del dato complessivo dell’intera Calabria.

Il boom dei luoghi d’arte ha insomma molte sfaccettature, ma certamente è in parte legato alle nuove politiche gestionali del patrimonio culturale volute da Franceschini, che cominciano, pur in un quadro complessivo di difficoltà economica, a produrre qualche risultato tangibile.

 

[Foto in apertura di Massimo Siragusa / Contrasto]

Altri articoli che potrebbero interessarti