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1 febbraio 2017

Internet delle cose, le aziende mettono il naso nel guardaroba

Il contratto tra un'azienda che produce etichette e una che si occupa di Internet delle cose rivoluzionerà il mondo dell'abbigliamento. E forse anche le nostre vite

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L’internet delle cose (Internet of Things, Iot), cioè la connessione via web di diversi dispositivi, sbarca anche nell’abbigliamento. Avery Dennison, azienda che produce etichette per grandi marchi tra cui Nike e Marks and Spencer, ha da poco concluso un accordo con Evrythng, società specializzata nella realizzazione di software di Iot, per realizzare delle speciali etichette attraverso cui connettere capi di vestiario e calzature agli smartphone. Da un lato sarà una svolta positiva per chi ha problemi di organizzazione del guardaroba, perché ci aiuterà a ritrovare più in fretta gli abiti e le scarpe che stiamo cercando.

Ma dall’altro questa connessione permanente diventerà un occhio in più nelle nostre vite per le aziende che producono abbigliamento e anche altre società esterne al settore. Come quelle che si occupano di pubblicità, che sapendo quali capi indossiamo potranno mandarci news mirate in base alle nostre esigenze e ai nostri interessi. Ma non solo. «Immaginatevi un paio di scarpe. Possono dare tantissime informazioni su chi le indossa: se fa o meno esercizio fisico, per esempio», spiega al Financial Times Richie Tynan, esperto di tecnologie di Privacy International.

«Questo semplice dato, se messo a disposizione della vostra assicurazione, potrebbe far variare sensibilmente il costo della vostra polizza vita o sanitaria. Se fate poco sport, con ogni probabilità il prezzo raddoppierà. Per ora non c’è nessuna legge che lo vieti», chiarisce Tynan. Sarà questo quindi lo scenario dei prossimi anni? La sfida per le aziende di abbigliamento sarà trovare il giusto equilibrio tra gli aspetti positivi di queste nuove etichette e la privacy dei dati che se ne ricaveranno. Sempre che lo si voglia trovare.

[Foto in apertura di Dorothea Schmid / Laif  / Contrasto]

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