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31 gennaio 2017

Alfani-Piketty, 500 anni di disuguaglianza economica in Europa

La curva Alfani-Piketty mostra come dal 1550 la ricchezza si sia concentrata in mano a pochi

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Una fonte autorevole come l’economista francese Thomas Piketty, autore di quel fenomeno editoriale che è Il capitale nel XXI secolo, ci ha convinto che la distribuzione diseguale della ricchezza – cioè la sua concentrazione nelle mani di pochi – sia un fenomeno cresciuto significativamente dal ’900 in poi. Per fortuna ancora non esiste – almeno in teoria – l’ipse dixit, e a guardare più indietro nel lungo arco della storia si scoprono elementi utili a inquadrare meglio la questione: è quello che ha fatto l’economista italiano Guido Alfani, mettendo in fila numeri sulla disuguaglianza economica in sei Paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Olanda e Belgio – tra il 1300 e il 1800.

700anni

Poi li ha messi in relazione con quelli presi in esame da Piketty (il cui campo d’indagine è però più ampio, copre 20 Paesi), tra il 1800 e i giorni nostri. Il risultato è riassunto nel grafico pubblicato da VoxEu e riprodotto qui, che riassume 700 anni di disuguaglianza in Europa. Di più: guardando la curva blu, che traccia la serie di Alfani, scopriamo che in realtà è già dalla metà del 1550 che i ricchi cominciano a diventare sempre più ricchi e controllano la metà del benessere complessivo di una società. Nel 1800 arrivano a possederne quasi l’80%. E così via fino al picco datato 1914 della serie di Piketty, in cui il 90% della ricchezza è nelle mani dei più abbienti.

Vuol dire, cioè, che la disuguaglianza è sempre cresciuta, galoppando indisturbata per oltre 467 anni. Nel lasso di tempo 1550-1900 lungo questa curva Alfani-Piketty, infatti, non ci sono momenti di declino dell’inuguaglianza. I punti di caduta li troviamo invece in periodi precedenti e successivi, che corrispondono a eventi storici catastrofici. Per esempio nei quattro anni di epidemia di peste nera, tra il 1347 e il 1351, a seguito della quale, spiega Alfani, «il 10% più ricco perse tra il 15% e il 20% della ricchezza complessiva».

Un altro calo si nota tra il 1914 e il 1950, un periodo più ampio: le due guerre mondiali, con perdite di uomini, di fabbriche e tessuto produttivo, e intere città rase al suolo. I dati di Piketty evidenziano che oggi siamo tornati allo schema pre-bellico, con una costante crescita della disuguaglianza.

[Foto in apertura di Adrian Dennis / Afp / Getty Images]

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